Paul Frère e il rapporto felice con la Ferrari 250 TR

Nella storia dell’automobilismo si è ritagliato il suo spazio anche un giornalista belga che è stato un pilota automobilistico di un certo spessore: Paul Frère.

Nato a Le Havre il 30 gennaio 1917, questo interprete del volante ha costruito la sua carriera su due filoni: l’impegno in gara e la narrazione storica, con una grande esperienza nella descrizione delle vicende Porsche, di cui era un grande esperto. Collaborò, ad ampia scala, alla sviluppo di diverse auto sportive di vari marchi.

Molto legato alla Ferrari, ebbe un rapporto felice con la casa di Maranello anche dopo la sua avventura agonistica con i bolidi del “cavallino rampante”. Negli anni novanta si fece pure realizzare una 512 TR in versione spider.

Nel palmares dell’ex campione belga spicca la vittoria alla 24 Ore di Le Mans del 1960, ottenuta in coppia con Gendebien, su Ferrari 250 TR. Con le vetture di Maranello disputò anche tre Gran Premi di Formula 1 tra il 1955 e il 1956.

Nel Circus la sua carriera, articolata in undici partecipazioni, prese le mosse nel 1952, quando Frère vinse sul circuito di Chiamay, in un appuntamento non valido per l'assegnazione del titolo. Il suo risultato migliore, tuttavia, arrivò nel Gran Premio di casa, sulla pista di Francorchamps, dove giunse secondo. Le note più luminose della sua avventura sportiva si legano però alla 250 TR, che scopriamo nel dettaglio.

Profilo dell'auto

Vanta tre titoli mondiali Marche, conquistati nel 1958, 1960 e 1961. Ecco perché è entrata nel cuore della leggenda. Gli 800 kg di peso vengono lanciati alle velocità più elevate da un robusto 12 cilindri di origine Colombo, affinato da Carlo Chiti.

Alimentato da un’imponente batteria di carburatori Weber, sviluppa una potenza di 300 Cv a 7200 giri al minuto. Il suono che emette produce immense scariche di adrenalina. E’ un vero piacere assistere al passaggio di questa opera d’arte. La vettura “clienti” debutta nel novembre del 1957 e nasce sulla spinta delle evoluzioni regolamentari previste per la stagione successiva, che mirano a ridimensionare le prestazioni, per evitare gli eccessi dei bolidi più grossi. L’autorità internazionale ritiene che un buon viatico per ottenere lo scopo sia di ridurre a 3 litri la cilindrata delle Sport.

Da Maranello arriva con grande tempismo questa pungente arma, che aderisce al rigore delle nuove norme. La versione definitiva giunge a rimpiazzare la 500 TRC, con la quale condivide alcune architetture tecniche. Rispetto ad essa è molto più rabbiosa. Il suo debutto agonistico avviene nel gen-naio del 1958, alla 1000 km di Buenos Aires, dove ottiene una magnifica doppietta, con Hill e Collins primi, seguiti da Von Trips, Gendebien e Musso, giunti alle loro spalle.

La Testa Rossa è un vero rullo compressore. Miete successi nelle più disparate gare, a partire da Sebring. Vince la Targa Florio con Musso e Gendebien, che si ripeterà (in coppia con Hill) alla 24 Ore di Le Mans, consegnando alla Ferrari l’alloro iridato con una gara di anticipo. Hawthorn e Collins arrivano secondi alla 1000 km del Nurburgring. Nel 1959 si arricchisce dei freni a disco e di altre significative modifiche, che riducono il peso, fermando l’ago della bilancia su un valore inferiore di 50 Kg. La carrozzeria, realizzata da Fantuzzi, viene affinata dal maestro Pinin Farina, che la rende più fluida.

Spariscono le profonde feritoie di raffreddamento dei tamburi e il muso assume una diver-sa caratterizzazione. Diventa monolitico e a corpo unico, senza la scalfiture che tanta per-sonalità davano alla versione precedente. In alcuni esemplari spunta un cupolino trasparente in plexiglas nel cofano motore, che lascia ben in vista i tromboncini di aspirazione. Una soluzione, quella di far vedere gli organi meccanici, ripresa da altri modelli di produ-zione successiva. Ma l’eredità più grande lasciata dalla 250 TR è la testimonianza storica.

Arriva prima e seconda alla 12 Ore di Sebring del 1959, con Hill e Gendebien seguiti da Behra e Allison, e coglie altri importanti piazzamenti, non sufficienti a consegnarle l’alloro iridato. Sulla stagione pesano sfortunate circostanze, come la scomparsa di alcuni piloti che avrebbero potuto regalarle un palmares più luminoso. A fine anno, nella classifica assoluta, la Ferrari sarà seconda, alle spalle dell’Aston Martin. Il bolide del “cavallino ram-pante” vince comunque la sfida con la Porsche, che giunge solo terza.

La nuova TRI del 1960 consegnerà alla Casa emiliana il settimo Campionato Mondiale Marche. Spinta da un’evoluzione del motore 3 litri, ora dotato di iniezione, lubrificazione a carter secco e sospensioni posteriori a ruote indipendenti, è ancora più estrema. Con questa vettura Olivier Gendebien e Paul Frère vinceranno una memorabile e decisiva edizione della 24 Ore di Le Mans. Grande l’evoluzione stilistica segnata dalla versione 1961, molto più attenta all’aerodinamica.

Il cofano posteriore –alto e massiccio- diventa piatto, con spoiler terminale e coda tronca, figlia di una felice intuizione di Giotto Bizzarrini, che la trasferirà sulla Gto. Il parabrezza avvolge l’abitacolo, con un raccordo laterale che sigilla la parte superiore della carrozzeria. Il rinnovato frontale si compone di due prese d’aria a narici di naso. La carriera della Testa Rossa si chiuderà ufficialmente con un congedo di alto livello: un’altra vittoria alla 24 Ore di Le Mans! Il titolo iridato è ancora una volta nelle mani della Ferrari.

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