F1: John Surtees, campione del mondo con Ferrari ed MV Agusta

John Surtees è un pilota speciale, perché è stato l’unico della storia ad aver vinto il titolo iridato sia in Formula 1 che nel Motomondiale.

Oggi dedichiamo un doveroso spazio a John Surtees, per la sua eclettica carriera agonistica, che lo ha portato a trionfare in due categorie dove nessuno è riuscito a guadagnare in coppia la gloria mondiale: motociclismo e automobilismo.

La carriera dell’asso inglese, nato a Tatsfield l’11 febbraio 1934, ha preso le mosse nell’universo delle due ruote. Risale al 1952 il suo esordio nel motomondiale, dove è salito sul trono della specialità con la MV Agusta, vincendo sette titoli iridati: dal 1958 al 1960 nella classe 350, nel 1956 e dal 1958 al 1960 nella classe 500.

Poi l’impegno nel Circus, iniziato con la Lotus, ma reso prezioso dalla partnership con la Ferrari, grazie alla gloria mondiale del 1964, al volante della 158, che Surtees continua ad amare. Ecco la descrizione del modello.

Ferrari 158

La Ferrari “158” del 1964, come si evince dalla sigla, è spinta da un propulsore da 1.5 litri con architettura a 8 cilindri a V di 90°. Si tratta di una nuova unità ad iniezione diretta Bosch, capace di garantire un buon tiro ai medi regimi ed un’elevata potenza ai regimi superiori. Il suo alesaggio è di 67 mm, mentre la corsa è di 52.8 mm; la distribuzione, ancora una volta, è affidata a un sistema bialbero, che aziona le due valvole per cilindro.

Blocco e teste sono in lega leggera. Il maggior frazionamento, rispetto al 6 cilindri “Dino” della “156 F1”, consente ai tecnici Ferrari di “spremere” da questo motore una potenza di 210 cavalli a ben 11000 giri al minuto. La “158” è la prima monoposto del “cavallino rampante” costruita attorno ad un innovativo telaio monoscocca, ottenuto da elementi strutturali tubolari saldati, annegati in pannelli d’alluminio rivettati a doppia parete. Le sospensioni anteriori e posteriori, a quadrilateri deformabili, seguono il classico schema a ruote indipendenti.

Il cambio a 5 rapporti (più RM) e il differenziale, collocati posteriormente, sono parte integrante dello chassis e rendono l’insieme piccolo, compatto ed oltremodo rigido, con rilevanti benefici sul piano della precisione di guida e della distribuzione delle masse. Il peso complessivo della vettura, grazie all'impiego di alluminio e compositi, è contenuto in 468 Kg, frenati energicamente da quattro dischi marcati “Dunlop”.

La capacità di garantire prestazioni notevoli nelle più disparate condizioni d’impiego e la grande affidabilità meccanica consentono alla “158” di raccogliere numerosi piazzamenti, utili alla conquista del Campionato del 1964. Questo nonostante le tre sole vittorie maturate sui campi di gara nel corso dell’anno, con un isolato successo per Bandini e due affermazioni per Surtees.

Sarà proprio quest’ultimo ad aggiudicarsi l’alloro iridato, grazie ad una oculata strategia di squadra che im-pone a Bandini di cedergli il secondo posto in occasione del Gran Premio del Messico, ultimo appuntamento della serie mondiale. Solo così il pilota inglese riesce a sopravanzare in classifica, per un risicato punto, il connazionale Graham Hill, suo grande avversario per tutta la stagione.

Una curiosità: la corsa messicana è la seconda gara, dopo il Gran Premio degli USA – disputato poco prima- che vede le monoposto Ferrari presentarsi ai nastri di partenza dipinte nella singolare tenuta bianco-blu della scuderia NART (del concessionario Luigi Chinetti), in luogo della classica livrea “rosso corsa”, destinata a diventare una sorta di secondo marchio di fabbrica per i bolidi di Maranello.

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