Ferrari 250 P, una rossa con tutti gli onori

La Ferrari 250 P del 1963 è una vettura attraente ed incisiva, che esprime un livello prestazionale degno del suo blasonato marchio. Sfoggia un’accattivante linea capace di ammaliare i cuori sportivi degli appassionati.

E’ un bolide da corsa, severo e rigoroso, ma ha la grazia stilistica delle produzioni di alta classe. Si caratterizza per l’ampio roll-bar posto alle spalle dell’abitacolo e per la morbidezza dei suoi tratti. Notevole la qualità delle finiture, davvero insolite per un prodotto destinato alle corse.

Il motore (anima viva di ogni Ferrari) deriva dal robusto V12 della Testa Rossa, disposto in posizione posteriore-centrale. Ostenta una proverbiale affidabilità, che ne esalta il rendimento. Alimentato da una maestosa batteria di carburatori multicorpo, sviluppa la considerevole potenza di 310 cavalli a 7500 giri al minuto. Un valore più che sufficiente a far volare la 250 P che, grazie alle sue doti, riesce ad emergere nella diverse condizioni d’impiego.

Prodotta in 4 esemplari, la nuova Sport di Maranello può contare su sofisticate sospensioni a ruote indipendenti e su efficaci freni a disco, celati dalle splendide ruote a raggi Borrani. La carrozzeria in alluminio grava su un telaio reticolare in acciaio che riprende alcune caratteristiche dei bolidi a ruote scoperte, sempre più orientati verso le monoscocche. Questa leggera piattaforma deriva da quella della 246 Sp a passo lungo, utilizzata per la messa a punto della nuova creatura.

Progettata da Mauro Forghieri e sviluppata con l’ausilio di Mike Parkes, che ne cura il collaudo, la 250 P viene presentata a Monza nel marzo del 1963. Assistono al vernissage brianzolo, nel cuore di un circuito ricco di storia, i piloti Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti e Nino Vaccarella. I dati tecnici promettono faville e lasciano intuire il suo luminoso futuro. La “rossa” raccoglie subito una magnifica doppietta alla 12 Ore di Sebring, con Surtees e Scarfiotti, che precedono sul traguardo i compagni di squadra Mairesse e Vaccarella.

Appare presto evidente la supremazia di questo distillato di arte meccanica che, sfruttando l’abilità dei suoi creatori, si proietta su un universo prestazionale inaccessibile agli agguerriti rivali, scesi in campo con la chiara ambizione di affezionarsi alle posizioni di vertice. Dovranno però smorzare gli slanci onirici, visto che per loro non ci sarà nessuna chance contro la nuova sportiva del “cavallino rampante” capace, durante il Campionato, di conquistare spesso il gradino più alto del podio. Così sarà alla 1000 km del Nurburgring, con Mairesse e Surtees trionfanti sulla linea di arrivo. La freccia scarlatta, condotta da Scarfiotti e Bandini, si aggiudica anche il più classico degli appuntamenti in calendario, la mitica 24 Ore di Le Mans.

Maglioli e Parkes, su vettura gemella, arrivano terzi, confermando il potenziale di un’auto che già nelle prove di aprile aveva prevalso nella classifica dei tempi. Con Pedro Rodriguez la 250 P si afferma pure al Gran Premio del Canada. Sfortunata la partecipazione alla Targa Florio, coi due equipaggi Mairesse-Scarfiotti e Surtees-Parkes costretti all’abbandono da banali contrattempi. L’epilogo è reso ancora più amaro dal ritiro della patente a Vaccarella, a ridosso della prova di casa, dove il “Preside Volante”, spinto dal calore del pubblico, avrebbe fatto scintille. Benché colpita da infelici disavventure, la “rossa” chiuderà la stagione con la vittoria nel Campionato Mondiale Marche, del quale è indiscussa regina.

La creatura partorita dagli uomini di Maranello si congeda con tutti gli onori e sarà la capostipite di una famiglia di Sport che avrà nella 330 P4 l’ultima nobile discendente. Entrerà nella storia per essere stata la prima ad aver adottato un 12 cilindri posto alle spalle dell’abitacolo e per aver completato, insieme alla Le Mans, la gloriosa stirpe delle 250.

Foto | Ultimatecarpage.com

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