Due Maserati leggendarie nel centenario del tridente

In vista del centenario Maserati, vogliamo rendere un piccolo tributo alla casa del tridente, fondata a Bologna il 1° dicembre 1914 da Alfieri, Ettore ed Ernesto Maserati.

Il ciclo dei festeggiamenti per il secolo di vita Maserati è iniziato da tempo. Noi vogliamo rendere omaggio alla nobile tradizione della casa modenese con un focus su due modelli del marchio, uno del passato, l'altro dell'era moderna.

Si tratta dell'A6GCS e della MC12, due modelli che rendono preziosa ogni collezione di auto sportive e da corsa. Frutto della migliore tradizione Made in Italy, queste creature sono molto diverse fra loro, anche in termini di missione, oltre che per l'età. Pur avendo storie e collocazioni temporali distinte, sono legate dal filo conduttore di una tradizione nobile come quella del "tridente", nel cui solco si inseriscono come stelle luminose. Ogni cultore del marchio modenese le vorrebbe, ma solo pochi possono coronare il sogno. Oltre al prezzo, c'è la rarità a limitare gli spazi.

La prima delle due è come un prezioso scrigno, che custodisce emozioni sconosciute alle produzioni moderne, imbrigliate da un'elettronica spesso invadente. Nata nel 1953, è una bella barchetta, scaturita dalla fantasia di Fantuzzi, con l'apporto tecnico di un progettista che non ha bisogno di presentazioni: il grande Gioacchino Colombo. Questa scultura, prodotta in 52 esemplari, ha nell'affidabilità uno dei suoi punti di forza. Agevoli anche gli interventi meccanici, grazie alla costruzione semplice e curata.

Le prestazioni sono molto elevate, in virtù dei 740 kg di peso, che rendono poco gravoso il compito dei 170 cavalli spremuti dal piccolo due litri. A fare il resto ci pensa la splendida maneggevolezza, che migliora la dinamica di guida. Ecco dove sta il segreto della biposto modenese, che vinse subito la sua classe alla Mille Miglia del 1953, gara di esordio del modello.

La A6GCS (acronimo di 6 cilindri, Ghisa del monoblocco, Corse Sport) vanta un superbo telaio tubolare con longheroni e traverse, sul quale è ospitata la leggera carrozzeria in allumino. La quotazione attuale di un simile gioiello dipende dal palmares agonistico dei singoli esemplari. Difficile comunque pensare che qualche proprietario possa separarsene per meno di un milione di euro.

Anche la MC12 è un perla, ma dell'era moderna. Diversi miliardari ne hanno una in garage. Oggi, per comprarla, è nessario trovare qualcuno disposto a liberarsene. Non accade spesso.

Bassa e filante, con evidenti appendici aerodinamiche, ha una linea simile a quella di un prototipo uscito dall’autodromo di Sebring, ma può essere utilizzata anche nel tragitto casa-ufficio. E’ un gioiello in tiratura limitata che fa risplendere il marchio Maserati nell’Olimpo automobilistico, in un segmento di mercato riservato alle opere d’arte più esclusive. Per arrivare a tanto, non nasconde la sua nobile parentela con la “Enzo”, meravigliosa creatura tecnologica prodotta in casa Ferrari.

La carrozzeria a due posti secchi è di tipo Roadster, con tettuccio rigido asportabile e trazione posteriore. Considerevoli le dimensioni esterne, con una lunghezza di 5143 mm e una larghezza di 2096 mm. Il tutto per un peso a secco di 1335 kg, distribuito per il 59% al retrotreno e per il 41% all’avantreno. L’architettura del robusto telaio è a scocca portante in carbonio e honeycomb di nomex, con strutture anteriori e posteriori in alluminio.

Spinta da un 12 cilindri a V di 65° di 5998 cmc, che eroga 630 cavalli a 7500 giri al minuto, la “MC12” vanta una coppia massima di 652 Nm a 5500 giri. Particolarmente ampio il campo di utilizzazione, che le consente vigorose riprese da qualsiasi regime operativo.

L’accensione e l’iniezione sono affidate a un sistema integrato Bosch, con acceleratore a comando elettronico "drive by wire", privo di collegamenti meccanici. La distribuzione a quattro valvole per cilindro, comandate da bicchierini idraulici, conta su due alberi a camme in testa per bancata, azionati da una cascata di ingranaggi.

Le sospensioni, sia all’avantreno che al retrotreno, sono a quadrilateri articolati a schema push-rod, con ammortizzatori monotaratura e molle elicoidali coassiali, per un comportamento sufficientemente confortevole su strada e fortemente appagante in pista. Gli enormi pneumatici ribassati incorniciano i cerchi in lega da 19 pollici, dal disegno particolarmente aggressivo.

Il cambio longitudinale posteriore è rigidamente collegato al motore. La trasmissione è di tipo meccanico a 6 marce elettroattuata “Cambiocorsa”, con comando di asservimento idraulico gestito mediante leve a bilanciere poste dietro il volante. La frizione è bidisco a secco da 215 mm di diametro, con parastrappi torsionali.

Il controllo di trazione ASR Bosch rende più agevole la gestione dell’enorme forza motrice che si scarica sulle ruote. L’impianto frenante (fornito dalla bergamasca Brembo) è dotato di quattro dischi autoventilanti e forati, anteriori da 380 x 34 mm, posteriori da 335 x 32 mm, con pinze in lega leggera rispettivamente a sei e a quattro pistoni, dal diametro differenziato.

La velocità di punta è di oltre 330 Km/h, mentre il passaggio da 0 a 100 Km/h viene coperto in appena 3”8. L’eccellente handling, degno di un bolide da corsa, eleva la “MC12” al rango di icona più estrema della produzione sportiva della prestigiosa casa italiana, che l'ha commercializzata a partire dal 2004.

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