Ferrari 340 America: auto stradale con cromosomi da corsa

La Ferrari 340 America del 1951 è una vettura stradale che trovò impiego anche in gara, come molti modelli della sua epoca firmati dal "cavallino rampante".

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Il suo lungo muso, proteso in avanti, è dominato dall’enorme calandra cromata. L’auto è bella e consistente ed ha una cilindrata notevole, capace di appagare la brama di cubature extra-large che giunge dagli Stati Uniti d’America. L’importatore Luigi Chinetti, sollecita questo tipo di approccio per soddisfare sfere più ampie di utenza, così stuzzicate all’acquisto delle creature di Maranello.

La 340 America è concepita per l’uso turistico, ma vanta prestazioni elevate, che le consentono di partecipare agevolmente alle più impegnative sfide. Qualcuno la considera una vettura stradale col patrimonio genetico dei bolidi da corsa. E non sbaglia, visto che il fascinoso modello barchetta carrozzato da Touring, svelato al Salone di Torino del 1951, nasce sulla base della nera Sport presentata un anno prima a Parigi.

A questa suadente scoperta seguiranno la versione berlinetta e molteplici altre interpretazioni di Vignale e Ghia, che daranno vita ad una significativa varietà di coupè, con diverse configurazioni di abitacolo (a 2 e 2 + 2 posti). Una spider disegnata da Reggiani e carrozzata Fontana prenderà parte al Giro di Sicilia del 1952. Le vetture prodotte in quella stagione avranno 230 Cv, in luogo dei 220 originari. Ventitré gli esemplari confezionati dall’atelier del “cavallino rampante”.

La nuova “rossa” gode della spinta di un propulsore long-block (cioè a blocco lungo) firmato da Aurelio Lampredi. Tale scultura meccanica rimpiazza la gloriosa unità ideata da Gioacchino Colombo, col quale si è interrotto il proficuo rapporto di collaborazione. Figlio di un progetto nuovo, questo 12 cilindri nasce dal desiderio di elargire copiose abbuffate di polvere alle Alfa Romeo in Formula Uno. In virtù dello stretto rapporto di parentela con le monoposto, la 340 America può essere considerata una discendente diretta della 340 F1, dalla quale riceve il motore, opportunamente depotenziato.

Le camice dei cilindri dell’inedito cuore sono avvitate alla parete interna della testata. L’alesaggio cresce rispetto al “blocco corto” di Colombo e la cilindrata passa a 4.1 litri. L’alimentazione è affidata a tre carburatori doppio corpo da 40 mm. Notevole la performance velocistica, che si approssima ai 240 km/h; un valore di spicco rispetto alla concorrenza del periodo. Realizzata in versione coupè e spider, esibisce una carrozzeria in lamiera d’alluminio fissata su un telaio a longheroni, con traverse in acciaio.

L’avantreno è a ruote indipendenti, con quadrilateri deformabili e balestra trasversale inferiore, mentre il retrotreno è ad assale rigido, con doppie balestre longitudinali. Il sano comportamento stradale dell’auto, insieme al fascino delle forme, concorrerà a renderla interessante per lo specifico target di clientela. Alcuni esemplari saranno confezionati all’insegna del lusso più chic. Da essa deriverà il successivo modello 342 America, dotato di guida a sinistra.

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