Bmw M1, in pista con una versione da gara della GT tedesca

Il video odierno ci porta a bordo di una Bmw M1, in allestimento ProCar, regalandoci le emozioni di un'auto da corsa, accompagnate da un rombo di ottimo livello.

Spinta da un melodioso 6 cilindri in linea di 3.4 litri con lubrificazione a carter secco, la Bmw M1 è una granturismo a motore centrale che può contare su una riserva energetica di 277 cavalli, abbinata a una coppia massima di 330 Nm a 5000 giri al minuto.

L’unità propulsiva, progettata dal reparto Motorsport, deriva da quella della coupé 635 Csi, ma è resa ancora più performante dall’adozione della distribuzione bialbero a 24 valvole e di uno specifico impianto di alimentazione e accensione. In fase di progetto si era considerata anche l’idea, poi abortita, di un inedito V12.

Lo stile della carrozzeria in vetroresina è bello e avvincente, come è giusto che sia per un’opera di Giugiaro. Difficile non farsi coinvolgere dalle forme filanti e geometriche che trasudano grinta da ogni prospettiva di osservazione. Il telaio a traliccio tubolare con rinforzi in lamiera ricalca quello dei bolidi da corsa e garantisce un’ottima robustezza strutturale.

Le sospensioni a quattro ruote indipendenti con quadrilateri deformabili esaltano la precisione di guida, resa ancora migliore dalla distribuzione delle masse e dal baricentro basso, che limita i fenomeni di rollio e beccheggio. Il differenziale autobloccante al 40% aiuta la dinamica d`esercizio, nel rispetto di un’indole prettamente sportiva.

Congrua la scelta dei freni a disco sulle quattro ruote, chiamati a rallentare l’azione di un’auto il cui peso a vuoto è di 1300 chilogrammi. Sul fronte prestazionale bastano due dati per capire la sua consistenza: 262 km/h di velocità di punta e 5,6 secondi nell’accelerazione da 0 a 100.

L’esordio di questo gioiello Bmw avvenne al Salone di Parigi del 1978, mentre l’assemblaggio ebbe luogo in Italia. Per assolvere la missione si pensò inizialmente alla Lamborghini, ma la crisi finanziaria che aggredì la casa del “Toro” spinse a dirottare il compito verso la Italdesign di Moncalieri, dove lo chassis veniva unito alla carrozzeria proveniente da un’azienda specializzata di Modena.

Le scocche migravano poi alla Baur di Stoccarda, per essere completate ed equipaggiate con gli organi meccanici. Gli esemplari prodotti furono 456, cinquantasei dei quali in versione da gara, come quella nel video.

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