Ferrari 250 Gt Pinin Farina, granturismo di classe scesa anche in gara

La Ferrari 250 GT Pinin Farina del 1958 è una classica granturismo, che ha trovato impiego anche in gara, per la sua versatilità.

Ferrari_250 GT_Coupe_1958

Nasce nel 1958 e pone le basi di un processo di standardizzazione che, negli anni successivi, renderà sempre più rari gli slanci creativi degli artisti della lamiera, capaci di appagare con interpretazioni esclusive i gusti dei clienti. Dotata di telaio a traliccio tubolare e carrozzeria in acciaio, la Ferrari 250 GT Pinin Farina subirà alcune modifiche di ordine tecnico nel corso della sua carriera.

Questa vettura segna l’avvio di un nuovo approccio al mercato, con una tiratura più elevata rispetto a quella degli anni precedenti. E’ un modello di serie, se tale si può definire, per la piccola Casa di Maranello. Il risultato è reso possibile dallo sfruttamento delle strutture industriali di Pinin Farina che, negli stabilimenti di Grugliasco, predispone una specifica catena di montaggio. Al celebre maestro carrozziere italiano si deve la definizione dell’aspetto esterno, elegante, sobrio e pulito, che reinterpreta in modo diverso (e forse meno seducente) il lessico espressivo dell’azienda del “cavallino rampante”, vincolandolo a precise esigenze produttive.

Il frontale è dominato dall’ampia griglia cromata, sormontata dai gruppi ottici circolari. Due accenni di pinne danno una forte caratterizzazione al posteriore. Il padiglione, che occupa un volume non eccessivo, poggia delicatamente sul corpo vettura. Ampie le superfici vetrate, per un visibilità a prova di impiego. Il parabrezza, poco inclinato, tradisce la scarsa attenzione per l’aerodinamica. La vettura, resa ancora più snella dagli splendidi cerchi Borrani da 16 pollici, interpreta in chiave meno estrema il concetto di sportività. Vanta delle ottime prestazioni, capaci di appagare i clienti più esigenti.

Il motore è un 12 cilindri di 3 litri, che eroga 240 Cv a 7000 giri al minuto. Pastoso ed affidabile, sfoggia un’invidiabile brillantezza. Discende da un progetto di nobili origini ed è alimentato da tre carburatori doppio corpo della Weber. Questa unità propulsiva (centrale nella storia della Casa), subirà nel tempo svariate modifiche che, secondo le necessità, daranno una sfumatura più turistica o sportiva al suo carattere intrinseco. Si può parlare di un’opera d’arte dell’ingegneria meccanica, capace di coniugare prestazioni e sicurezza, grinta e guidabilità. Sembra la perfetta quadratura del cerchio. I freni, inizialmente a tamburo, diventano a disco già a partire dal 1959, grazie all’esperienza maturata nel mondo delle corse. La sostituzione garantisce migliori decelerazioni alla “rossa”, che raggiunge una punta velocistica di 250 km/h.

Buona la stabilità, aiutata dal passo di 2.60 metri. A regalare il giusto confort ci pensano gli innovativi ammortizzatori telescopici che, al retrotreno, rimpiazzano i classici Houdaille di inizio serie. La 250 Gt Pinin Farina sarà prodotta in 350 unità, sforando gli abituali standard del piccolo costruttore emiliano. A queste vanno aggiunti una quarantina di esemplari in versione spider. L’auto entra subito nelle grazie delle personalità di spicco del periodo, folgorate dal suo aspetto seducente (ma non da fuoriserie estrema). Capitani d’industria, star della musica e del cinema, teste coronate ed altri illustri personaggi si mettono in fila per entrarne in possesso.

A molti di loro un divertito Commendatore regala lunghe sedute in anticamera. Questo singolare atteggiamento, che deriva da una naturale vocazione al marketing di Enzo Ferrari, contribuisce ad accrescere l’alone di esclusività del prodotto. Dal modello di serie, Scaglietti deriverà delle berlinette competizione, con potenza elevata a 250 CV. Alcune di esse portano la firma di Zagato.

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