Niki Lauda oggi festeggia i suoi 65 anni. Il ricordo Ferrari

Oggi è il compleanno di Niki Lauda. Il pilota austriaco, vincitore di tre titoli mondiali in Formula 1, compie 65 anni.

Niki Lauda è nato a Vienna il 22 febbraio 1949. Oggi fa l'imprenditore e il dirigente sportivo, ma la sua carriera sportiva è stata brillante, come testimonia il traguardo dei tre campionati del mondo vinti in Formula 1.

Veloce e tagliente nei suoi giudizi, è noto anche per non avere peli sulla lingua. Ecco come lo ricorda il sito della Ferrari.

Oggi 65 anni fa nasceva a Vienna Andreas Nikolaus Lauda, detto “Niki”. Lauda fu una delle tante scommesse vinte di Enzo Ferrari che scrisse di essere rimasto impressionato dall’austriaco dopo averlo visto nel Gran Premio di Gran Bretagna 1973 (quando occupò per alcuni giri la seconda posizione dopo essere partito dalla quarta posizione alla guida della BRM).

Ferrari però ammise di essere stato convinto a mettere sotto contratto quel pilota semisconosciuto da Clay Regazzoni, in procinto di tornare a Maranello per la stagione 1974. “Fu lui ad incoraggiarmi nella scelta di quel pilota dicendomi che poteva fare molto per la Ferrari”. E fu così. Niki interruppe un digiuno di titoli mondiali che durava dal 1964, dai tempi di John Surtees, portando a Maranello i campionati 1975 e 1977 e rendendosi protagonista di una grande stagione 1976 in cui fu secondo solo ad Hunt ma che portò alla Ferrari il titolo costruttori.

Alla fine del 1977 il burrascoso divorzio da Ferrari con un rammarico, espresso molti anni dopo: “Aveva ragione il Commendatore, fossi rimasto in Ferrari avrei vinto più di Vettel”. Lauda con le vetture di Maranello ha conquistato, oltre ai due titoli mondiali 15 vittorie (meglio di lui solo Schumacher), 23 pole e 32 podi.

L'auto del "cavallino rampante" cui mi piace collegare Lauda è la 312 T2, evoluzione della vittoriosa “312 T”. Il debutto in gara di questa monoposto è datato 1976, stagione che segna il suo esordio in occasione del Gran Premio di Spagna, quarto appuntamento della serie iridata.

La macchinao si rivela presto efficace, come la progenitrice, ma il drammatico incidente accorso a Lauda nell’impegnativo tracciato del Nurburgring (che lo costringe a un ritiro forzato) pregiudica la stagione agonistica del driver austriaco, che porterà per sempre i segni dell’incendio che lo avvolse. A precludere l’affermazione nel Mondiale di quell’anno concorre anche il dibattuto ritiro al Gran Premio del Giappone, disputato su un circuito del “Fuji” pesantemente inondato da un diluvio di bibliche proporzioni. A fine campionato il titolo sfugge a Lauda per un solo punto: sarà Hunt ad aggiudicarselo!

Con l’arrivo della stagione 1977 le speranze della Ferrari si focalizzano su Carlos Reutemann che, in un sol colpo, sostituisce Regazzoni e si accattiva le simpatie aziendali. Ma dopo l’affermazione del driver argentino al Gran Premio del Brasile, sarà Lauda ad agguantare il trionfo in Sudafrica e a lanciarsi alla conquista del suo secondo Mondiale. Grazie ai successi raccolti in Germania e in Olanda e ad una oculata gestione delle strategie di gara, con valutazioni ragionate sui piazzamenti, Lauda riporta a casa l’alloro iridato. A contrastargli il passo, nel 1977, la Wolf di Scheckter e la minacciosa Lotus di Mario Andretti, grande avversaria delle “rosse” nel corso del campionato.

Dal punto di vista tecnico, la “312 T2” è abbastanza simile alla versione precedente: stesso motore 12 cilindri boxer, con potenza elevata a più di 500 cavalli ad oltre 12200 giri/minuto; stessa iniezione indiretta Lucas e medesima disposizione trasversale del cambio. Più evoluta sotto il profilo aerodinamico, la nuova creatura presenta un frontale affinato ed è priva del prominente air-scoop che caratterizzava il cupolone della “312 T”. Il telaio, a scocca autoportante con pannelli in alluminio rivettati su struttura in lega leggera di varie sezioni (in luogo del precedente traliccio di tubi di acciaio a sezione rettangolare) concorre al contenimento del peso della monoposto, che si conferma equilibrata ed incisiva.

Uno dei suoi punti di forza è l’eccellente propulsore boxer raffreddato ad acqua, dotato di basamento e teste in lega leggera, con canne cilindro riportate in alluminio, bielle da 112 mm, 4 valvole per cilindro e due alberi a camme in testa per bancata. La carrozzeria è in alluminio e materiali compositi; la lubrificazione è a carter secco. Le sospensioni sono a quadrilateri deformabili: anteriormente con doppi triangoli e gruppi molla/ammortizzatore entro bordo; posteriormente con braccio superiore, trapezio inferiore e puntone centrale. Il cambio è a cinque rapporti più retromarcia, variabili secondo il circuito di gara. Più stretta e più bassa della progenitrice, la “312 T2” esibisce un passo più lungo, per una migliore stabilità in rettilineo. Essa si dimostra ancora una volta prodotto degno della più nobile e vincente tradizione del mitico marchio di cui si fregia.

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