Ferrari 250 Europa, nata per la strada ma con digressioni in gara

La Ferrari 250 Europa del 1953 è nata per l'uso stradale, ma per il suo apparato genetico non era fuori luogo nelle gare, dove venne coinvolta in qualche rara circostanza. Il suo nome risulta anche nella tradizione della Targa Florio.

La Ferrari 250 Europa ha una silhouette imponente ed attillata, dalla sportività pura e non volgare. Fra i suoi clienti figurano nomi famosi, ormai affezionati al marchio del “cavallino rampante”. Plasmata dalle abili mani di Vignale, viene presentata al Salone di Parigi dell’ottobre 1953, in una veste scaturita dall’estro di Giovanni Michelotti.

E’ la prima granturismo della serie 250, una dinastia che conquisterà le pagine più luminose della storia dell’auto, con modelli affascinanti e vincenti. Affianca la contemporanea 375 America, con la quale condivide buona parte della base meccanica. Le parentele sono veramente tante, al punto che le si può facilmente sovrapporre. L’unica differenza sostanziale è nel motore, che nella più grossa delle due sorelle è di 4.5 litri, in ossequio all’ammirazione che oltreoceano hanno per le grosse cilindrate. Le affinità costruttive consentono economie di scala, senza incidere sugli elevati standard qualitativi richiesti dal prestigio del marchio.

La 250 Europa prende il posto della 212 Inter. Dal suo nome di battesimo si evince il mercato al quale è destinata. E’ una felice intuizione di Ferrari: le creature della sua azienda, con simili specifiche, aderiscono meglio alle esigenze dei bacini di sbocco, accontentando i gusti dei potenziali clienti. Il motore, firmato Lampredi, è un 12 cilindri di tre litri, che eroga la bellezza di 220 Cv a 6300 giri al minuto. Fedele alla filosofia del Commendatore, che vuole i buoi davanti al carro, è disposto anteriormente, in senso longitudinale. Due sono le valvole per ogni cilindro, comandate da un solo albero a camme in testa.

Il telaio è un monoblocco in tubi di acciaio, con sospensioni anteriori indipendenti e posteriori a ponte rigido. I freni a tamburo sono sufficienti a smorzare la marcia dei 1150 kg della “rossa” che, sfruttando la potenza disponibile, raggiunge i 218 km/h. Viene carrozzata prevalentemente da Pininfarina, al quale si deve la realizzazione di ben 14 esemplari. Il maestro piemontese si cimenta anche su uno speciale cabriolet per una facoltosa cliente americana. Lo stile di quest’ultima versione, esposta al Salone di New York del 1954, anticipa quello delle scoperte successive, entrate a pieno titolo nella gustosa enciclopedia dei capolavori del design. La 250 Europa sboccia in 22 esemplari, alcuni dei quali dotati di ampio lunotto panoramico.

Una delle caratteristiche più appariscenti è la misura del passo, che è quello extralungo (di 2.80 metri) della 375 America. La soluzione, infelice per la maneggevolezza, deriva dalla condivisione del telaio con la sorella maggiore, destinata ad accogliere in posizione arretrata un propulsore dalla cubatura rilevante. Da questa base discenderà il modello 250 Gt, chiamato anch’esso Europa. Si tratta della prima vettura di serie uscita dagli stabilimenti Ferrari, capostipite vera delle più famose “rosse” con questa cilindrata unitaria, entrate a buon diritto nel cuore della leggenda.

Il motore non sarà più il blocco Lampredi, ma quello Colombo. Cambiano le misure caratteristiche del V 12, con alesaggio e corsa che passano rispettivamente a 73 e 58.8 mm, valori consegnati alla storia della Casa di Maranello per aver distinto buona parte della sua produzione più significativa. Il telaio subisce un sensibile accorciamento, con interasse ridotto a 2.60 metri. A trarne vantaggio è l’agilità. La potenza si attesta sui 220 Cv. Nelle successive evoluzioni crescerà in maniera rapida.

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