Storia F1: il debutto sportivo della Ferrari 312 T

La data odierna ci ricorda il debutto agonistico della Ferrari 312 T, avvenuto il 28 febbraio del 1975. Sono passati 39 anni da quel giorno, in cui si svolsero le qualifiche del Gran Premio del Sudafrica.

L’esordio sportivo della Ferrari 312 T avvenne nella terza gara della stagione, quando la nuova “rossa” prese il posto della 312 B3-74, utilizzata nelle prime due sfide del Campionato del Mondo di Formula 1 del 1975.

I primi risultati non furono esaltanti, con il quarto posto in griglia di Niki Lauda e il nono di Clay Regazzoni. Ancora peggio andò la domenica, con l’austriaco quinto e lo svizzero fuori dai giochi. Poi il potenziale dell’auto iniziò ad offrirsi meglio, fino ad esplodere nel suo pieno splendore, portando Lauda al successo iridato, che mise fine a una lunga astinenza per la scuderia del “cavallino rampante”. Scopriamo più da vicino quella monoposto.

Ferrari 312 T

Dopo un avvio di stagione in sordina, con due gare incolori, è un festival di trionfi per la 312 T, che lancia il driver austriaco Niki Lauda alla conquista del titolo mondiale del 1975. Forte dell’innovativo cambio posizionato trasversalmente, la nuova monoposto vanta una perfetta ripartizione delle masse che la rende agile, stabile e maneggevole. E’ pure dotata di una veste aerodinamica sofisticata che ne migliora le capacità deportanti, senza produrre effetti nocivi sul piano della scorrevolezza. Il telaio è munito di una struttura tubolare rivestita con pannelli di irrigidimento, per ottenere una configurazione a scocca autoportante, con sospensioni anteriori e posteriori a ruote indipendenti.

Disposto posteriormente, il cambio è a 5 rapporti più retromarcia; la frizione è a dischi multipli, il differenziale autobloccante a lamelle. I freni a disco della Lockheed sono chiamati a rallentare la corsa di un bolide pesante 575 kg. Il motore -vero fiore all’occhiello di ogni Ferrari- è nettamente più performante dei meno frazionati Cosworth degli avversari. Si tratta di un 12 cilindri raffreddato ad acqua a V di 180° “boxer”, progettato da Mauro Forghieri, con basamento e testa in lega leggera e canne cilindro in alluminio riportate, il cui valore aggiunto è rappresentato dal basso baricentro, che dona alla “312 T” un invidiabile equilibrio dinamico.

La cilindrata di questo superbo propulsore è di 2992 cmc, ottenuta con un alesaggio di 80 mm e una corsa di 49,6 mm; la distribuzione è affidata a due alberi a camme in testa che, in ciascuna bancata, azionano le quattro valvole per cilindro. La potenza massima erogata è di oltre 495 cv a 12.200 giri/minuto, con un rapporto di compressione di 11,5:1. L’accensione è elettronica a scarica capacitiva "Dinoplex", con spinterogeno e bobine; l’alimentazione è a iniezione indiretta di origine Lucas.

La carreggiata anteriore è di 1510 mm, quella posteriore di 1530 mm; il passo è di 2518 mm. Uno dei benefici pratici legati all’uso del compatto cambio trasversale è rappresentato dalla facilità delle operazioni di sostituzione degli ingranaggi, per adeguare i rapporti alle diverse condizioni di gara. Il notevole vantaggio acquisito dal bolide di Maranello nella prima metà della stagione 1975 consente ai tecnici Ferrari di sperimentare in piena tranquillità -nella seconda parte del campionato- quegli affinamenti tecnici necessari per conservare il vantaggio nelle sfide dell’anno successivo.

Con la “312 T” Lauda vince i Gran Premi di Monaco, Belgio, Svezia, Francia e Stati Uniti. In Germania un banale inconveniente tecnico (una gomma bucata) lo priva della soddisfazione di una vittoria ormai certa. Il pilota austriaco -portacolori di riferimento in casa Ferrari- arriva secondo nel bagnatissimo Gran Premio d’Olanda e terzo in un Gran Premio di Monza che, grazie ai punti raccolti, gli consegna in anticipo l’alloro iridato.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail