Ferrari 275 P2, un cavallino di forte tempra

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E’ una “rossa” potente e maneggevole, con telaio robusto e ottima aerodinamica. Sfoggia l’apparato genetico dei prodotti più luminosi, inserendosi a testa alta nella tradizione di famiglia. Per evitare inconvenienti come quello accorso a Mairesse negli ultimi chilometri della Targa Florio del 1963 (quando la rottura di una cinghia di fissaggio del cofano motore fece sfuggire un successo ormai certo) l’apertura del vano posteriore è di tipo controvento.

Più in generale i tecnici prestano molta attenzione al miglioramento della scorrevolezza, attraverso un attento studio dei flussi che accarezzano i volumi esterni di questa poesia meccanica. Per conseguire l’obiettivo sfruttano il know-how acquisito in lunghi periodi di accesi confronti sulle piste di mezzo mondo.

Le ampie sedute in galleria del vento ottimizzano l’efficienza aerodinamica del modello, il cui fascino cattura l’interesse dei tifosi presenti sui campi di gara. E’ una riuscita creatura del “cavallino rampante” e i suoi successi la renderanno ancora più gradevole. Il propulsore di 3.3 litri, disposto posteriormente, è un corposo bialbero a 12 cilindri, alimentato da 6 carburatori Weber da 40 mm. Nasce da un continuo affinamento che ne migliora la resa, garantendo l’erogazione di una maggiore potenza, con un valore di punta di 350 Cv a 8500 giri al minuto.

Rappresenta la logica evoluzione dei prototipi precedenti, pesantemente rivisti nella piattaforma di supporto. Il telaio tubolare in acciaio è integrato da fogli in alluminio, sapientemente rivettati per irrigidire il reticolo, secondo la filosofia in uso sulle monoposto della massima Formula.

La leggera carrozzeria concorre al contenimento del peso, utile a determinare una buona capacità d’azione. Si caratterizza per la grande sinuosità dei suoi aggressivi volumi, che tradiscono la grintosa dinamica di cui questa scultura è capace. Col suo roll-bar plasmato ad arco e raccordato plasticamente al cofano motore, diventerà la musa ispiratrice di tanti modelli successivi.

Grazie alle valide credenziali, la 275 P2 riesce a regolare le ambizioni del gigante Ford. Ottimo il suo palmares, nonostante lo sfortunato esordio alla 2000 km di Daytona del 1965. Sottoposta alle modifiche richieste dal regolamento europeo, arriva prima alla 1000 km di Monza, con Parkes e Guichet davanti a Surtees e Scarfiotti, su 330 P2, identica in tutto fuor che nella più alta cilindrata di 4 litri, che ne eleva la potenza ad oltre 400 Cv. La comune base telaistica consente l’agevole interscambio tra i due propulsori.

Il fulmine scarlatto si ripete alla Targa Florio, vinta dal siciliano Vaccarella, in coppia con Bandini. E’ un grande trionfo di passione: ottocentomila persone, col calore del loro vigoroso sostegno, si abbandonano al fascino dell’urlo lacerante del dodici cilindri di Maranello. La “rossa” trascina l’entusiasmo dell’immensa platea, disseminata lungo il tracciato per assistere alle prodezze dell’idolo locale, preside della scuola di famiglia a Palermo. Un successo prepotente, che eclissa le grandi rivali, giunte ad oltre quattro minuti: il tempo di un pasto veloce!

La 275 P2, con Parkes e Guichet, arriva seconda alla 1000 km del Nurburgring, preceduta dalla sorella maggiore di Surtees e Scarfiotti. Sfortunato l’epilogo della 24 Ore di Le Mans, le cui qualificazioni avevano dimostrato l’invincibile superiorità delle P2, ben più veloci delle avversarie a “stelle e strisce”. Una serie di disavventure le escluderanno però dalla classifica finale, consegnando la vittoria alla 250 LM di Masten Gregory e Jochen Rindt.

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