Gilles Villeneuve nel Gran Premio degli Stati Uniti Ovest del 1979

La data odierna ci riporta in mente il successo conseguito da Gilles Villeneuve nel Gran Premio degli Stati Uniti Ovest del 1979, al volante di una Ferrari 312 T4. Fu quella una stagione felice per la scuderia del “cavallino rampante”.

Gilles Villeneuve

Il Gran Premio degli Stati Uniti Ovest di Formula 1 si disputò per la quarta volta l’8 aprile 1979, sul circuito cittadino di Long Beach. Una gara vittoriosa per la Ferrari, al termine di un confronto molto bello in pista. Oggi il sito ufficiale della casa di Maranello ci racconta le fasi di quel weekend, con dovizia di dettagli.

A scattare dalla pole fu Gilles Villeneuve, con la sua 312 T4, seguito in griglia da Carlos Reutemann su Lotus e da Jody Scheckter, sull’altra “rossa”. Il canadese conservò il comando al via, mentre dietro non tutto filò liscio.

Patrick Depailler con la Tyrrell si mise davanti a Scheckter. Quest’ultimo, nel tentativo di resistere, danneggiò l’ala anteriore. Il sudafricano venne superato anche da Jean-Pierre Jarier con la Shadow che dopo qualche giro salì addirittura in seconda posizione.

Scheckter impiegò qualche giro a prendere confidenza con la vettura danneggiata poi si rimise a caccia dei rivali che lo avevano superato. Jody sorpassò Depailler e si lanciò all’inseguimento di Jarier. Raggiunse e attaccò il rivale a 27 giri dal termine portandogli via la posizione.

Il pilota di East London giunse secondo dietro Villeneuve, per una meravigliosa doppietta nei colori del “cavallino rampante”, in una stagione molto proficua per la Ferrari. Grande la prova offerta in pista da Gilles, funambolico cavaliere del rischio, scomparso tragicamente l’8 maggio del 1982. Amato da tutti per la capacità di donarsi al massimo e di offrire il meglio del suo repertorio di guida, anche nelle condizioni più avverse, seppe eccellere anche in quel contesto.

GILLES VILLENEUVE, UN MITO ETERNO DEL MOTORSPORT

Memorabili le performance di cui era capace, frutto di uno stile creativo ed incisivo, dove si coglieva l’istinto e l’altruismo del grande campione. Ogni secondo della sua azione è stato un memorabile pezzo consegnato alla leggenda dell’automobilismo. Ad accompagnarlo verso il successo di Long Beach fu una “rossa” sgraziata e vincente. Scopriamola insieme.

Ferrari 312 T4

E’ l’ennesima evoluzione della serie “312”, ma è anche una delle più brutte Ferrari da corsa, almeno stando ai pareri espressi dai cronisti dell’epoca e dallo stesso Commendatore. E’ stata tuttavia una monoposto vincente, e questo basta e avanza per regalarle un posto di riguardo nella storia della casa del “cavallino rampante”. Probabilmente ha rappresentato il prodotto più efficiente fra quelli scesi in pista nella stagione 1979.

Alla guida di questo bolide sgraziato il pilota sudafricano Jody Scheckter si aggiudica il Campionato del Mondo di quell’anno. Sei sono i successi complessivi conquistati dalla “312 T4” nell’arco della stagione. Già nella gara d’esordio a Kyalami, in Sudafrtica, terza sfida del mondiale, essa raccoglie una straordinaria doppietta, con Gilles Villenevue sul gradino più alto del podio grazie a un sorpasso memorabile ai danni del caposquadra, in una nuvola d’acqua, con le due “rosse” a rivaleggiare a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra.

Nel prosieguo del campionato il pilota canadese, sacrificandosi agli accordi interni al team, lascerà campo libero a Scheckter, evitando di impensierirlo nella cavalcata mondiale. Villenevue riassapora il gusto della vittoria nei due Gran Premi statunitensi, a Long Beach e nell’ultima gara, a Watkins Glen, col titolo già matematicamente assegnato alla prima guida. La “312 T4” nasce da un affinamento e da una esasperazione della ricerca dell’effetto suolo, miracoloso risucchio aerodinamico capace di incollare la vettura all’asfalto, garantendo elevatissimi margini di tenuta pur in presenza di appendici alari non particolarmente pronunciate (dannose ai fini del fluido scorrimento dell’auto).

I notevoli carichi vengono conseguiti grazie a una carrozzeria abbastanza “sigillata”, con pance a sviluppo orizzontale, cioè basse e larghe nella vista frontale, ma soprattutto attraverso le cosiddette “minigonne”, ovvero quelle paratie laterali rigide e scorrevoli che incanalano il flusso d’aria nel sottoscocca. Il motore è il “solito” 12 cilindri boxer di 2992 cmc, con potenza superiore ai 515 cv, chiamati a spingere un corpo vettura pesante 590 Kg, forte di una efficiente ripartizione dei carichi fra gli assi, grazie al posto guida praticamente centrale. Il rapporto di compressione è di 11,5:1. La distribuzione è a 4 valvole per cilindro, con 2 alberi a camme per bancata e comando ad ingranaggi situato posteriormente. L’accensione è di tipo mono, con spinterogeno, bobina e Dinoplex Marelli a scarica capacitiva, mentre l’alimentazione è a iniezione indiretta Lucas.

Il telaio è a scocca autoportante, con pannelli di alluminio rivettati su struttura in lega leggera di varie sezioni e centine in fusioni dello stessa matrice molecolare; la carrozzeria è in materiali compositi e alluminio. Il passo di 2700 mm favorisce una notevole stabilità, mentre l’eccellente tenuta in curva viene ulteriormente esaltata dalla collocazione in posizione rasoterra del motore.

Le sospensioni sono a quadrilateri deformabili, con doppi triangoli e gruppi molla/ammortizzatore entro bordo, sia all’avantreno che al retrotreno. Esse sono suscettibili di adattarsi a qualsiasi tipologia di circuito, garantendo la massima funzionalità dinamica -in ambienti diversi- a questa superlativa monoposto. I freni, dotati di pinze Lockheed, sono a dischi autoventilati Brembo in ghisa, posteriori entro bordo sul differenziale. Il cambio è del tipo “022” a 5 velocità + RM, disposto trasversalmente in blocco unico col differenziale autobloccante. Sulla “312 T4” la Ferrari sperimenta la prima unità a comando elettro-idraulico della storia della Formula 1, anticipando una tendenza oggi generalizzata!

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