24 Ore di Le Mans 2014: due Ferrari vittoriose del passato

La 24 Ore di Le Mans 2014 è sempre più vicina all’orizzonte. Poche settimane ci separano dall’evento della Sarthe, in programma a metà giugno.

Quest’anno, alla 24 Ore di Le Mans, si profila una sfida al vertice fra Audi, Porsche e Toyota, ma per un momento vogliamo volgere lo sguardo al passato, dedicando le nostre attenzioni a due modelli storici che hanno contribuito ad illuminare il palmares della Ferrari nella regina delle gare di durata.

CALENDARIO FIA WEC 2014: ENDURANCE E PASSIONE

La casa del “cavallino rampante” si è imposta per nove volte nella sfida transalpina: 1949, 1954, 1958, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964 e 1965. Sono state delle vittorie che hanno lasciato traccia indelebile nell’antologia storica del mitico marchio di Maranello. Oggi facciamo un focus su due “rosse” che si sono imposti nella celebre gara endurance: la 166 MM, vincitrice nel 1949, e la 250 Le Mans, prima al traguardo nell’edizione del 1965.

Ferrari 166 MM

Ferrari vittoriose a Le Mans

Al Salone Internazionale dell’Auto di Torino del 15 settembre 1948 fanno la loro prima apparizione due nuove versioni della Ferrari 166. Si tratta di vetture che, pur derivando da una base comune, si differenziano visibilmente l’una dall’altra.

Entrambe nascono dalle felice matita dei maestri della carrozzeria milanese Touring, nota anche per il suo sistema di fabbricazione denominato “Superleggera”. Vengono battezzate con le sigle: 166 S e 166 MM. La prima, più consona ad un uso stradale, si caratterizza per la tradizionale carrozzeria tipo berlinetta 2+2, capace di garantire, grazie al passo lungo, un’abitabilità paragonabile a quella di una confortevole media.

La seconda, la 166 MM, non dissimula la sua vocazione sportiva ed è molto più accattivante e ardita. E’ una vettura rivoluzionaria, per i canoni dell’epoca, e lo si evince dalla distribuzione dei volumi, che segue sentieri diversi rispetto a quelli consolidati. La sua carrozzeria si caratterizza per la prominente nervatura che percorre la fiancata, per gli sbalzi ridotti e per una imponente griglia frontale che dona all’insieme quella forte personalità che solo le auto Ferrari sanno avere.

E’ una bella creatura, ma è anche un’auto vincente e già la sigla, con quelle due “emme” accostate (che stanno per Mille Miglia), la dice lunga sulle sue ambizioni sportive. La barchetta 166, del resto, ha le giuste credenziali per potersi esprimere ai massimi livelli. Con le sue caratteristiche tecniche di prim’ordine, è una vera opera d’arte, la cui chicca è il propulsore a dodici cilindri disegnato dall’ingegner Colombo e perfezionato da Musso e Lampredi. Disposto all’avantreno, in senso longitudinale, ha una cilindrata di 2 litri, ed è un superquadro con lubrificazione a carter umido, dotato di basa-mento, testa e carter in lega leggera.

Le due bancate sono inclinate a V di 60° e l’alimentazione è garantita da 3 carburatori doppio corpo da 32 mm. La potenza massima è di 140 cv, erogati al regime di 6600 giri al minuto. Dotata di un cambio a 5 rapporti, la vettura vanta un’invidiabile agilità, grazie al passo di appena 2.20 metri. Il telaio è un monoblocco in tubi di acciaio a sezione ellittica, mentre le sospensioni riprendono lo schema della 125 S, con ruote indipendenti all’avantreno e ponte rigido al retrotreno.

Il peso ridotto dell’auto, pari a 650 kg, abbinato alla grande potenza espressa dal superlativo propulsore, garantiscono prestazioni eccellenti, ben rappresentate da una velocità di punta superiore ai 200 Km/h. Non occorre attendere molto per avere conferma della bontà del progetto “166”, e già in alcune gare minori di svezzamento la “rossa” evidenzia il suo potenziale. Ma la prova più attesa è la sedicesima edizione della Mille Miglia, che si disputa a fine aprile. Sulla linea di partenza della gara bresciana la Ferrari si presenta con quattro 166 MM, tre delle quali ufficiali. La mitica sfida viene vinta da Clemente Biondetti che, con la sua barchetta, precede in classifica la vettura gemella di Sonetto.

Ancora più schiacciante la vittoria conseguita alla 24 Ore di Le Mans dall’importatore americano Luigi Chinetti, che conduce il bolide per quasi tutto l’arco della gara. Nel 1950 fanno il loro esordio i motori maggiorati, ma la 166 continua a mietere successi. Al 1951 risale la consegna degli ultimi esemplari della barchetta MM (prima serie) ai piloti privati, che continuano a dominare la loro categoria, nonostante l’impegno esclusivo degli ufficiali al volante delle vetture più grosse.

Ferrari 250 Le Mans

Ferrari vittoriose a Le Mans

Fra le auto da corsa del “cavallino rampante” un posto di primo piano tocca alla Ferrari 250 Le Mans, che guadagna un posto di assoluto rilievo nella storia dell’automobilismo.

Il debutto in società di quest'opera d'arte avvenne al Salone di Parigi del 1963. La linea riprende quella della 250 P, rispetto alla quale appare ancora più armonica. Progettata con l'obiettivo di omologarla fra le granturismo, fu costretta dalla Federazione Internazionale a confrontarsi con le più po-tenti Sport. Ne uscì a testa alta, perché questo bolide a motore posteriore centrale condensava il meglio della cultura tecnica di Maranello.

Il suo 12 cilindri di 3.3 litri, forte dei 320 cavalli erogati, spingeva con una carica inesauribile. Al resto ci pensava il magnifico equilibrio dinamico. Uno dei primi a scommettere sulle qualità di questa "rossa" fu Luigi Chinetti, titolare della NART. La storia gli diede ragione. Numerosi furono infatti i successi del piccolo prototipo. Fra questi, le doppiette alla 12 Ore Reims del '64 e alla 500 Km di Spa-Francorchamps del '65.

Ma il trionfo più importante arrivò alla 24 Ore di Le Mans dello stesso anno, davanti a bolidi più performanti di casa Ford e Ferrari. Oggi di lei resta il ricordo delle sue imprese e il fascino di un de-sign senza tempo, che ha influenzato le realizzazioni successive. I collezionisti fanno a gara per assicurarsene un esemplare, nelle rare occasioni in cui si presenta l'opportunità dell'acquisto. Facile intuire il tenore delle cifre in ballo.

Le brevi riflessioni su questo modello ci spingono a parlare di un mondo dove la storia della casa di Maranello è costellata di successi: il Campionato Mondiale Marche, che per molto tempo ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’automobilismo da corsa.

I più grandi piloti, alla guida dei bolidi dei più blasonati marchi, si sono confrontati a lungo sui circuiti più affascinanti del pianeta. Targa Florio, 24 Ore di Le Mans, 12 Ore di Sebring, 24 Ore di Daytona e Mille Miglia sono alcune delle sfide il cui ricordo, ancora oggi, elargisce fiumi di emozioni gli appassionati.

L'azienda del "cavallino rampante" ha conquistato successi molto prestigiosi nella categoria, con vetture che hanno scritto pagine memorabili nella storia dell'auto. Dopo una lunga pausa, la tradizione delle Sport si è rinnovata con la 333 SP, fortemente voluta da Piero Ferrari. Con questo bolide la casa italiana ha raccolto per sé e per i suoi tifosi numerose affermazioni negli anni Novanta, riallacciandosi alla storica esperienza.

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