Targa Florio, il quadro di Floriopoli prima della vendita

tribune

Abbiamo visto ieri come l'area di Floriopoli, dove sorgono le famose tribune della Targa Florio, sia stata acquistata dalla Provincia Regionale di Palermo, grazie alla passione degli sportivi locali e di Giovanni Avanti, presidente dell'ente che ha completato l'operazione.

L'intervento preserva la gloriosa struttura da possibili interventi che ne avrebbero compromesso il valore storico e culturale. Adesso, però, occorre una vigorosa azione di rilancio. Per conoscere l'intricata vicenda del sito, prima della felice soluzione delle ultime ore, ci affidiamo alle parole di Raffaello Brullo, editore del sito "Latargaflorio.it". Buona lettura.

Nel 1941 la Targa subì la più amara delle umiliazioni. Il terreno e gli impianti delle tribune di Cerda vennero venduti a proprietari terrieri del luogo. Essi potevano adibire le tribune e le costruzioni attorno, ad uso di pascolo per animali e a stalle. Era triste vedere Floriopoli ridotta in quelle condizioni.

Una delle clausole del contratto di vendita poneva una condizione capestro per una futura ripresa della corsa e un riadattamento degli impianti; essa specificava che i “competitori si inibiscono per sempre di utilizzare senza esplicita autorizzazione della sede centrale del Reale Circolo Automobile d’Italia, l’attuale Aci per intenderci, gli impianti tutti allo scopo per il quale furono creati a suo tempo e ciò sotto la pena pecuniaria di Lire 50.000, e di quattordici ettari di terreno circostante. Questa clausola fu una condanna tremenda per la Targa; si immagini il dolore di Don Vincenzo Florio che doveva combattere in particolar modo contro la ottusità della burocrazia locale.

Egli sognava il ritorno della corsa, al più presto. Il tragico intervallo della guerra e le vicissitudini della Famiglia Florio, non mitigarono la voglia di Vincenzo Florio di fare ritornare la Targa nel classico tracciato delle Madonie. Ci provò nel 1950 con la collaborazione di un gruppo di persone del suo entourage, ma per sopravvenute difficoltà rinunciò quasi subito. Il suo cervello fervido e pieno di grandi idee elaborò un progetto degno della sua intelligenza e lungimiranza.

Creò una società promotrice dell’evento a scopo privato, che detta cosi non rende quello che poi sarebbe stato. La bellissima idea si materializzò nel 1951 con la creazione di una Società costituita non da una sola persona, ma da tanti soci, avulsa dal controllo burocratico degli enti, ecco il motivo della società a scopo privatistico. A capo di essa Vincenzo Florio mise un suo carissimo amico, il Conte James Tagliavia, e ad essa nell’atto della costituzione venne dato il nome di: “SIASTS”.

Per prima cosa, la Società, si assunse l’onere di riscattare, con il proprietario, i terreni relativi alla zona delle vecchie tribune di Cerda. Le trattative di vendita bisogna dire che furono lunghe e non facili, i cavilli procedurali fioccavano ogni secondo, sembrava tutto vano. Solo grazie alla capacità dialettica di Don Vincenzo Florio e del Conte Tagliavia, oltre che di un buon gruzzolo di denaro, che non guastava, l’azione fu portata a termine con grande gioia del suo promotore e di tutti i suoi collaboratori.

L’imperativo fu fare risorgere Floriopoli, più incantevole ed elegante che mai. Il Comitato organizzatore scelto nella folta schiera di amici della Famiglia Florio, annoverava alcuni veterani del passato come Corrado Dirkes, Vittorio Marsala e il giornalista Vincenzo Gargotta. A dirigere la Società venne chiamato l’amico fraterno Avv. Giovanni Marasà, il quale aveva dato prova di spiccate attitudini dirigenziali e manageriali. Inoltre, nel consiglio di Società vi erano personaggi appositamente voluti da Vincenzo Florio come Giovanni Canestrini, il Conte Giuseppe Lanza di Mazzarino, e il Principe Girolamo Vannucci di Petrulla. La sede si trovava in Via Principe di Belmonte n. 33, nella stessa abitazione di Don Vincenzo Florio.

Le congratulazioni piovvero da tutte le parti, specialmente dalla Francia e dall’Inghilterra, da sottolineare quello del suo amico francese, direttore della rivista: ”l’Auto”, Charles Faroux. Questi grandi attestati di stima lo ripagarono della noncuranza e burocratica freddezza delle autorità locali. Il fiore all’occhiello fu nel 1955, quando l’Avv. Marasà ricevette il telex che assegnava la validità per il campionato del Mondo della Targa Florio. Vincenzo Florio, che si trovava in crociera con la moglie Lucie, esultò alla grande.

La gara rientrava finalmente nel novero delle grandi corse come la 24 ore di Le Mans, la 12 ore di Sebring, la 1000 Km di Baires. Inoltre, la gara Madonita, essendo l’ultima nel calendario, era decisiva per l’assegnazione del titolo. Una gioia grande che quell’anno non lo ripagò in pieno per l’improvvisa scomparsa del nipote Raimondo Lanza di Trabia, che fino allora, era stato l’anima del giro di Sicilia e che per lui era stato più che una valida spalla nei momenti bui, oltre che, un parente affezionato.

Naturalmente, la Targa continuò con le interferenze delle federazione automobilistica, che resero a Vincenzo Florio la vita impossibile. Gli venne tolta di nuovo la validità mondiale, ma nel momento in cui non si disputò più la Mille Miglia per il tragico incidente del Conte De Portago, che con la sua Ferrari coinvolse degli spettatori, la Targa ritornò di nuovo in auge e per giunta con validità per il Campionato del mondo Sport e prototipi.

Quante battaglie erano state necessarie per arrivare a tanto, nessuno lo seppe mai. Chi stava ai margini non poteva capire gli intrecci perversi della burocrazia creata magari ad arte oltre l’inimicizia e l’invidia. La sua forte fibra era stanca e provata oltremodo, dagli acciacchi del tempo che culmineranno con la sua scomparsa nel 1959 ad Epernay in Francia accudito dalle persone che lo amarono, la moglie Lucie Enry e il nipote Cecè Paladino, che prese il posto di Raimondo Lanza nel suo cuore e nei suoi progetti futuri.

Oggi, si ripropongono di nuovo questi problemi per le Tribune di Cerda, con altre motivazioni, la diatriba in pieno 2009 continua per la crisi economica che attraversa quasi tutto il mondo, l’accesso al credito diventato qualcosa di improbo e la mancanza di creatività e recupero del territorio che contraddistingue noi Siciliani, abbinata ai problemi che hanno decretato la vendita e la messa all’asta di esse che qui elenchiamo brevemente.

Tutto parte dall’Aci di Palermo che ha dovuto procedere alla vendita degli impianti di Floriopoli per una causa che vide impegnata la stessa Aci e il pilota Gabriele Ciuti con la sua Osella uscita di strada in un punto del percorso nell’anno 1977, durante l’ultima edizione targa, coinvolto nella morte di due spettatori e scampato egli stesso alla morte. Per questo motivo le autorità decisero di porre fine alla Targa sul percorso del piccolo circuito.

La causa legale che ne derivò, si è protratta fino ai giorni nostri e ha visto soccombere l’Aci di Palermo ,che già di suo aveva ben poco come risorse economiche, per cui l’esito del Tribunale di Termini Imerese al quale è stato demandato tutto per competenza, è stato quello di mettere all’asta l’impianto. Le sedute d'incanto che si sono succedute nell’anno 2008 e 2009 e che partivano da una base d’asta, sono andate deserte, facendo scendere notevolmentre il prezzo base.

Si rischia così di dare tutto nelle mani di voraci imprenditori che tutto faranno tranne quello di salvare dal degrado le magiche tribune di Cerda. Speriamo almeno che la Regione Sicilia o qualche filantropo amante della Targa possano raccogliere il testimone di Vincenzo Florio. Questo consumismo che tutto divora vuole fagocitare anche i nostri ricordi, il nostro motto deve essere pertanto recuperare il passato per dare ai nostri figli qualcosa di solido e duraturo. La Targa è una grande risorsa per tutti sia che continui sia che non venga disputata più. Non ci può essere futuro senza un passato degno.

Raffaello Brullo

Via | Latargaflorio.it

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