Ferrari F1, storia: il successo di Scheckter nel GP Belgio 1979

Nel turbillante giro delle date, si ripetono delle sequenze che riportano in mente momenti magici del passato, anche nell’universo del “cavallino rampante”.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:14:"Ferrari 312 T4";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:3019:" South-African Jody Scheckter (L), who was the last

Il 13 maggio 1979 si svolgeva a Zolder il Gran Premio del Belgio di Formula 1, vinto da Jody Scheckter su Ferrari 312 T4. Quel successo permise al pilota sudafricano di salire per la prima volta sul gradino più alto del podio con una “rossa” e di raggiungere Laffite in testa alla classifica del campionato conduttori, che l’interprete del “cavallino rampante” si aggiudicò a fine anno. Ecco come il sito della casa di Maranello racconta quella vittoria:

In qualifica il dominio, come del resto si era già visto altre volte in quella stagione, fu della Ligier, che conquistò l’intera prima fila con Jacques Laffite in grado di mettersi davanti a Patrick Depailler per appena sette centesimi. Le Ferrari erano piuttosto indietro, con Villeneuve sesto davanti alla 312 T4 del compagno Jody Scheckter.

Alla partenza Depailler prese il comando davanti alla Williams di Alan Jones e alla Brabham di Nelson Piquet mentre Laffite ebbe un avvio lento. Al secondo giro la gara delle Ferrari sembrò mettersi male. Scheckter venne a contatto con la Williams di Clay Regazzoni che venne a sua volta centrato da Villeneuve. Fortunatamente il pilota sudafricano del “cavallino rampante” riuscì a proseguire senza problemi mentre Regazzoni finì fuori e Gilles fu costretto ai box per una riparazione.

Scheckter riuscì a superare la Lotus di Mario Andretti e iniziò un grande recupero. Jones si ritirò poco dopo mentre Depailler perse il controllo della propria vettura finendo contro le barriere: al 54° dei 70 giri Laffite dunque guidava su Scheckter, la Lotus di Carlos Reutemann e la Tyrrell di Didier Pironi. La Ferrari però si avvicinò gradualmente alla Ligier fino al sorpasso.

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Così giunse la vittoria numero 78 della squadra italiana, in un cammino che a fine stagione consegnò un successo iridato seguito da un lungo digiuno. Per gli appassionati, quella gloria fu per molto tempo il ricordo mondiale più fresco. Poi i tempi felici tornarono a Maranello.

Jody Scheckter, profilo in pillole

Nasce il 29 gennaio 1950 e cresce fra i motori. Suo padre era titolare di una concessionaria Renault, quindi il contagio iniziò presto, sin dalla più tenera età. Le prestazioni messe in luce nella varie categorie gli aprirono le porte della Formula 1.

Nel 1977 avvenne il suo passaggio alla debuttante Wolf, con cui arrivò secondo nel mondiale, alle spalle di Niki Lauda. Ancora un anno in quella scuderia e poi l’arrivo a Maranello, dove coronò il sogno iridato, davanti al compagno di squadra Gilles Villeneuve. La vettura era la 312 T4. Scopriamola insieme.

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Ferrari 312 T4

E’ l’ennesima evoluzione della serie “312”, ma è anche una delle più brutte Ferrari da corsa, almeno stando ai pareri espressi dai cronisti dell’epoca e dallo stesso Commendatore. E’ stata tuttavia una monoposto vincente, e questo basta e avanza per regalarle un posto di riguardo nella storia della casa del “cavallino rampante”!

Probabilmente ha rappresentato il prodotto più efficiente fra quelli scesi in pista nella stagione 1979. Alla guida di questo bolide sgraziato il pilota sudafricano Jody Scheckter si aggiudica il Campionato del Mondo di quell’anno. Sei sono i successi complessivi conquistati dalla “312 T4” nell’arco della stagione. Già nella gara d’esordio a Kyalami, in Sudafrtica, terza sfida del mondiale, essa raccoglie una straordinaria doppietta, con Gilles Villenevue sul gradino più alto del podio grazie a un sorpasso memorabile ai danni del caposquadra, in una nuvola d’acqua, con le due “rosse” a rivaleggiare a pochi centimetri di distanza l’una dall’altra.

Nel prosieguo del campionato il pilota canadese, sacrificandosi agli accordi interni al team, lascerà campo libero a Scheckter, evitando di impensierirlo nella cavalcata mondiale. Villenevue riassapora il gusto della vittoria nei due Gran Premi statunitensi, a Long Beach e nell’ultima gara, a Watkins Glen, col titolo già matematicamente assegnato alla prima guida. La “312 T4” nasce da un affinamento e da una esasperazione della ricerca dell’effetto suolo, miracoloso risucchio aerodinamico capace di incollare la vettura all’asfalto, garantendo elevatissimi margini di tenuta pur in presenza di appendici alari non particolarmente pronunciate (dannose ai fini del fluido scorrimento dell’auto).

I notevoli carichi vengono conseguiti grazie a una carrozzeria abbastanza “sigillata”, con pance a sviluppo orizzontale, cioè basse e larghe nella vista frontale, ma soprattutto attraverso le cosiddette “minigonne”, ovvero quelle paratie laterali rigide e scorrevoli che incanalano il flusso d’aria nel sottoscocca. Il motore è il “solito” 12 cilindri boxer di 2992 cmc, con potenza superiore ai 515 cv, chiamati a spingere un corpo vettura pesante 590 Kg, forte di una efficiente ripartizione dei carichi fra gli assi, grazie al posto guida praticamente centrale. Il rapporto di compressione è di 11,5:1. La distribuzione è a 4 valvole per cilindro, con 2 alberi a camme per bancata e comando ad ingranaggi situato posteriormente. L’accensione è di tipo mono, con spinterogeno, bobina e Dinoplex Marelli a scarica capacitiva, mentre l’alimentazione è a iniezione indiretta Lucas.

Il telaio è a scocca autoportante, con pannelli di alluminio rivettati su struttura in lega leggera di varie sezioni e centine in fusioni dello stessa matrice molecolare; la carrozzeria è in materiali compositi e alluminio. Il passo di 2700 mm favorisce una notevole stabilità, mentre l’eccellente tenuta in curva viene ulteriormente esaltata dalla collocazione in posizione rasoterra del motore.

Le sospensioni sono a quadrilateri deformabili, con doppi triangoli e gruppi molla/ammortizzatore entro bordo, sia all’avantreno che al retrotreno. Esse sono suscettibili di adattarsi a qualsiasi tipologia di circuito, garantendo la massima funzionalità dinamica -in ambienti diversi- a questa superlativa monoposto. I freni, dotati di pinze Lockheed, sono a dischi autoventilati Brembo in ghisa, posteriori entro bordo sul differenziale. Il cambio è del tipo “022” a 5 velocità + RM, disposto trasversalmente in blocco unico col differenziale autobloccante. Sulla “312 T4” la Ferrari sperimenta la prima unità a comando elettro-idraulico della storia della Formula 1, anticipando una tendenza oggi generalizzata!";}}

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