Targa Florio 1972: un successo Ferrari indimenticabile

La Targa Florio del 1972 ebbe un esito vincente per la Ferrari, che incassò il successo nella sfida siciliana, con la 312 P.

Ferrari 312PB in action

La Ferrari 312 P fece incetta di successi nella stagione agonistica 1972, non lasciando niente agli avversari.

Ferrari 312 PB: l'asso pigliatutto

Fra i sigilli anche quello alla Targa Florio, conquistato da Arturo Merzario e Sandro Munari. Ecco il racconto di quella gara fatto dall'ingegnere Giacomo Caliri.

In ricordo della Targa Florio

Questo anno ricorre il decennale del Museo della Targa Florio di Collesano. Mi ha fatto piacere ricevere una telefonata da Rosario Scelsi, conosciuto qualche anno fa in occasione di una mia conferenza presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo, che mi ha invitato a scrivere un pensiero, un ricordo personale, da inserire sul numero unico della rivista.

Una vita professionale vissuta tra corse automobilistiche come progettista e responsabile tecnico di vetture da competizione nelle varie categorie: Sport, monoposto F1, F2, ma il ricordo più bello resta legato alla Targa del 1972.

Devo premettere alcune considerazioni prima di parlare di quella gara.

Il 1972 è stato un anno pieno di vittorie per la 312P che mi ha ripagato di tutte le delusioni e le amarezze del 1971, in particolare la perdita a Buenos Aires dell’amico Ignazio Giunti.

Ho sempre considerato la 312P come una “mia” vettura, ne avevo curato la progettazione insieme a Franco Rocchi, la realizzazione, la messa a punto ed infine la gestione nei campionati Marche 1971-’72-’73.

Secondo le indicazioni del Commendator Ferrari la 312 nasce come auto da pista per gare di 1000 chilometri, quindi non adatta a percorsi stradali.

Dopo le sconfitte nelle prime quattro prove del mondiale 1972 l’Alfa Romeo si era ritirata per concentrarsi esclusivamente sulla Targa Florio, in altre parole, il Reparto Alfa Corse si era trasferito per oltre un mese sul percorso delle Madonie per la messa a punto delle vetture, mentre gli equipaggi dei quattro esemplari si alternavano alla guida a percorso aperto al normale traffico.

In considerazione di ciò, in Ferrari, nessuno avrebbe scommesso una lira sulla nostra vittoria in quella gara.

Venne presa la decisione di partecipare con una sola vettura con i piloti Merzario e Munari e personale ridotto.

Peter Schetty, che mi affiancava nella Direzione Sportiva, mi disse da “svizzero tedesco” che non si sentiva in grado di operare in Sicilia e che aveva chiesto a Ferrari di essere sostituito da Cesare Fiorio, direttore Lancia.

Dopo la 1000 Km di Monza presi l’aereo con Merzario, Munari, ed i meccanici Cuoghi e Pignatti. Ci trasferimmo a Cefalù, dove ci aspettavano due meccanici, un muletto 312P ed il materiale di scorta arrivati in Sicilia con un camion del trasporto vetture di serie.

Abituati in pista ci sentivamo come pesci fuor d’acqua con una vettura assettata per i circuiti su un percorso stradale aperto al traffico.

Unico a non avere problemi era Sandro Munari, profondo conoscitore del tracciato, che da poco aveva preso confidenza con la 312P a Fiorano.

Anche se catanese, non conoscevo il percorso. Dopo aver effettuato un giro con una vettura di serie, presi la decisione di scomporre i settanta chilometri del tracciato in cinque settori da percorrere dietro la vettura in prova con meccanici e camion al seguito.

Merzario e Munari si alternavano alla guida ed alla fine di ogni tappa si fermavamo. Dopo una riunione tecnica si decidevano le modifiche da effettuare su molle, barre e taratura degli ammortizzatori ma, in particolare, la corretta altezza da terra per cercare di adattare l’assetto della 312P dalla pista alla strada...e che strada!!!

Fu interessante notare come gli agenti della Polizia Stradale, all’apparire della vettura, si voltavano dall’altra parte per evitare di doverci giustamente multare per eccesso di velocità.
Dopo aver percorso, tutti insieme l’intero tracciato con sosta per il pranzo a base di specialità siciliane ci si trasferiva in hotel dove veniva effettuata una revisione generale dell'auto, per essere pronti per le vere prove che ci avrebbero fornito un'indicazione del tempo di percorrenza.

Avevamo scelto di fare base al rifornimento Agip sul rettifilo di Buonfornello dove, circondati da appassionati, ci si affidava alla buona sorte, perché non si avevano contatti dal momento in cui la vettura iniziava il percorso fino a quando in lontananza si sentiva il rumore del motore, che ci segnalava che quella prova era stata superata senza incidenti.
In maggio eravamo ritornati per la gara con una squadra composta da otto meccanici, i piloti Merzario e Munari, io e Cesare Fiorio.

L’Alfa Romeo disponeva di vari dirigenti, venti meccanici ai box di Cerda, un meccanico ogni tre chilometri munito di ruote di scorta, di un carrello anteriore ed uno posteriore per il sollevamento vettura.

Gli equipaggi delle quattro Alfa erano composti da specialisti: Elford-VanLenep,Vaccarella-Stommelen, Galli-Marko, De Adamich-Hezeman.

Degli otto meccanici avevo predisposto Pignatti a metà percorso per un eventuale rabocco di carburante. Avevo operato una modifica sul fianchetto destro della vettura per l’inserimento di un ruotino di scorta da poter utilizzare sia all'anteriore che al posteriore ed una borsa attrezzi con un crick, confidando nell’aiuto del pubblico per un'eventuale foratura.

Le prove ufficiali, causa sciopero dei pompieri, non si poterono effettuare: a quel punto l’ordine di partenza con intervalli di un minuto tra le vetture sarebbe stato scelto per sorteggio.

Avevo proposto all’ing. Chiti tramite l’amico barone Pucci che, in virtù del rapporto di forze quattro ad uno, era auspicabile evitare il sorteggio e far partire la 312P come terza.

Davanti ad un netto rifiuto dalla Direzione Alfa si procedette a regolare “estrazione”, che diede forma al seguente ordine:

Elford-Van Lenep
Vaccarella-Stommelen
Merzario-Munari
Galli-Marko
De Adamich-Stommelen

Mi ero raccomandato con Merzario di non forzare all’inizio ma lo vidi passare alla fine del primo giro ai box di Cerda davanti alle due Alfa in sbandata con un braccio alzato in segno di vittoria.

Ma la gara era ancora lunga, undici giri per complessivi settecentonovanta chilometri.
Lascio ai giornali dell’epoca il racconto della sfida, che vide alternarsi al comando la Ferrari di Merzario e l’Alfa di Galli, per raccontare alcuni ricordi personali.

Dopo aver constatato che rispetto all’Alfa perdevamo nei rifornimenti e dopo aver contato più di quindici meccanici in contemporanea a rifornire l’Alfa (il regolamento ne prevedeva solamente sei), per mezzo dell’amico Pucci mandai a dire a Chiti che stava esagerando.
Per tutta risposta l’ing.Chiti mi fece sapere che avrei potuto usare tutto il personale che volevo perché non mi avrebbe fatto reclamo.

Mi sono messo a ridere, per non piangere, facendo presente al Barone che disponevo solamente di sei meccanici

La maggior parte degli undici giri furono percorsi da Arturo, che partiva ogni volta che riceveva il cambio da Sandro con la grinta tipica del pilota da gare in salita.

Devo fare i complimenti a Munari che nel giri percorsi gli consegnò la vettura con lo stesso distacco.

Nell’ultimo giro ho evitato per poco l’infarto perché Nigel della Firestone mi aveva avvisato che al rifornimento finale le gomme della 312P dovevano essere cambiate per evitare che percorresse gli ultimi chilometri sulle tele rischiando un scoppio nel rettifilo di Buonfornello, dove si transitava ad oltre 300 km/h.

Dopo un rapido calcolo mi resi conto che la sostituzione avrebbe comportato la sicura perdita della gara, a quel punto mi presi la responsabilità di non effettuare il cambio gomme.
Potete immaginare il mio stato d’animo degli ultimi minuti, quando da Cerda si poteva sentire il rombo del motore della vettura che percorreva il rettifilo a velocità siderale con la consapevolezza del rischio di uno scoppio.

Facile intuire cosa provai nel momento in cui vidi la vettura tagliare il traguardo e la gioia mista al pianto vissuta quando con gli occhi al cronometro constatammo che l’Alfa di Nanni Galli aveva perso per sedici secondi di distacco una gara di settecentonovanta chilometri.
Dopo la corsa venni a scoprire che Merzario si era messo d’accordo con Pignatti, che si doveva tener pronto a fornirgli una bottiglia di Coca-Cola all’ultimo giro.

Fortunatamente Pignatti dalla sua postazione si era reso conto del distacco tra le due vetture e quando Arturo si fermò gli fece segno che la bottiglia gliela avrebbe data in testa perché una sosta gli avrebbe compromesso la gara.

Spero di aver bene ricordato quella che per me è stata veramente, come è stata descritta da Autosprint, “La Targa dei Miracoli”.

In ultimo mi fa piacere ricordare una delle uniche frasi che a fine gara il Commendator Ferrari mi disse al telefono: “Grazie Caliri”.

Ing. Giacomo Caliri

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