Ferrari F1: il successo di Baghetti al GP di Francia di Reims nel 1961

La storia Ferrari è costellata di successi, che hanno alimentato la magia di un mito destinato all’eternità. Al 1961 risale una splendida vittoria di Baghetti.

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Il 2 luglio 1961, lungo i 8.302 metri del circuito di Reims, si disputò il Gran Premio di Francia di Formula 1. Gli onori della gloria andarono a Giancarlo Baghetti, un uomo di classe, discendente di una famiglia di industriali nel settore siderurgico.

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La sua avventura agonistica iniziò con una vettura del padre, preparata da Angelo Dagrada. Nell’anno di cui stiamo occupando, il pilota milanese raccolse uno splendido secondo posto alla 12 Ore di Sebring insieme a Willy Mairesse al volante di una 246 SP.

Nello stesso anno, il suo esordio in Formula 1, al Grand Prix de l’ACF, andato in scena il 2 luglio sul circuito di Reims, al posto guida di una Ferrari 156 F1. Scattato dal dodicesimo posto in griglia, Baghetti raccolse il successo, diventando il primo e unico pilota a vincere la gara di esordio nel Circus.

La Ferrari si presentò a quell’appuntamento con quattro monoposto. La 156 F1 di Baghetti si affiancava alle “rosse” del tedesco Wolfgang Von Trips e degli statunitensi Phil Hill e Richie Ginther. Ecco come il sito del “cavallino rampante” racconta quella tappa gloriosa del cammino agonistico:

Il pilota milanese con quella vettura aveva vinto entrambe le gare, non valide per il campionato del mondo, cui aveva partecipato (Napoli e Siracusa) e proprio questo gli aveva fatto guadagnare la possibilità di debuttare nel Mondiale della massima categoria.

In qualifica Hill, Von Trips e Ginther monopolizzarono la prima fila mentre Baghetti pagò lo scotto del debutto non andando oltre il dodicesimo posto. Al via Hill conservò la prima posizione davanti ai due compagni di squadra. Dietro a Ginther c’era Moss, che brevemente riuscì anche a stare davanti allo statunitense, mentre dal quinto al dodicesimo posto era tutta una lotta con sette macchine a scambiarsi continuamente le posizioni sfruttando il gioco della scia. Tra questi c’era anche Baghetti.

Davanti Von Trips prese il comando ma si fermò per un guasto al motore al giro 18. Hill finì in testacoda e fece spegnere il motore, perdendo un giro per riuscire a ripartire mentre Ginther al giro 41 si fermò con un problema al motore. Questo fece sì che la lotta tra la Porsche di Dan Gurney e Baghetti con la Ferrari diventasse un duello per il primo posto.

I due si scambiarono ripetutamente le posizioni ma alla fine fu Baghetti ad avere la meglio, sorpassando la vettura tedesca in volata sul traguardo. Giancarlo trionfò per appena un decimo e conquistò la vittoria, destinata a rimanere la sua unica, nel Gran Premio del debutto.

Giusto rendere un tributo all’auto che lo accompagnò sul gradino più alto del podio:

Ferrari 156 F1, la monoposto con i buoi dietro il carro

Fortemente caldeggiata dall’ing. Carlo Chiti - responsabile del reparto progettazione Ferrari - la soluzione del propulsore collocato posteriormente incontra le resistenze di un Commendatore che cede a questa impostazione solo alla luce dell’evidente efficacia da essa palesata sui bolidi marcati Cooper e Lotus. La monoposto che segna la svolta è la “156 F1” del 1961, oggetto della storica rivoluzione culturale, ma anche di un certosino lavoro di affinamento generale, teso ad accrescerne le potenzialità sportive.

Significativo in tal senso - oltre al beneficio prodotto dalla nuova architettura tecnica - anche il dato relativo all’abbassamento del baricentro, conseguito con l’allargamento della V fra le due bancate del 6 cilindri “Dino”, passata dal classico angolo di 65° a quello di 120°. Innegabili i vantaggi così conseguiti in termini di miglioramento del comportamento dinamico della monoposto, che consentono un ottimale sfruttamento dell’accresciuta potenza, passata ad oltre 190 Cv a 9500 giri/min, contro i circa 150 cv erogati dai più performanti motori delle rivali inglesi. Con queste premesse non è difficile cogliere le ragioni della grande efficienza pistaiola della “156 F1” che, sebbene costretta a misurarsi con una Lotus (condotta da Moss) spesso assai graffiante, riesce a dominare un Campionato giocato in Casa fra i due alfieri delle “rosse”: il conte Wolfgang Von Trips e Phil Hill.

Alla fine sarà quest’ultimo a spuntarla, col risicato margine di un punto, aggiudicandosi un Mondiale drammaticamente segnato da uno spaventoso incidente che toglie di scena Von Trips ma che, soprattutto, fissa la fine dell’esistenza terrena del blasonato pilota tedesco e di ben quattordici spettatori che assistono al Gran Premio d’Italia di quell’anno. La tragedia avviene sul tracciato di Monza - penultimo appuntamento della serie iridata - ed è la conseguenza di una collisione tra la Lotus di Clark e la “rossa” che, agganciatasi alla monoposto inglese, viene scaraventata all’esterno, fi-nendo sul terrapieno e piombando disastrosamente sul pubblico: una vera catastrofe che convince Ferrari a non di-sputare l’ultima gara del 1961.

Dotata del “consueto” telaio a struttura tubolare e spinta da un propulsore bialbero con cilindrata ridotta a 1477 cc – in ossequio alle nuove limitazioni regolamentari – la “156 F1” diventa terreno di sperimentazione di una nuova distribuzione a quattro valvole per cilindro che, tuttavia, non andrà a sostituire la canonica bi-valvole nelle due stagioni di impegno sportivo del bolide di Maranello.

Il cambio è un’innovativa unità a 5 rapporti più retromarcia mentre le sospensioni si caratterizzano per lo schema a ruote indipendenti sui due assali. I freni “Dunlop” sono a disco sulle quattro ruote, adeguatamente dimensionati per arrestare rapidamente la corsa di una monoposto pesante appena 420 Kg. La “156 F1”, plurivittoriosa nella stagione del suo esordio, non riesce a confermare le sue brillanti performance nel Campionato del 1962, nonostante i significativi interventi tecnici cui viene sottoposta. Di lei resta comunque un ricordo complessivamente positivo.

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