Ferrari F1: il successo di Tony Brooks nel GP Francia 1959

Continuiamo il nostro cammino alla scoperta della storia Ferrari, con il resoconto di uno dei successi raccolti in pista da Tony Brooks, considerato uno dei piloti più bravi fra quelli che non hanno vinto un titolo.

brook

Oggi, per la ricorrenza delle date, celebriamo il ricordo della vittoria conseguita dal pilota inglese Tony Brooks nel Gran Premio di Francia di Formula 1 del 5 luglio 1959, che andò in scena sulla pista di Reims.

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Per Brooks fu il primo sigillo nel Circus, cui ne seguirono altri cinque, in una carriera agonistica di 39 gare nella massima serie del motorsport. Ad accompagnarlo sul gradino più alto del podio fu la 246 F1, ultima “rossa” a ruote scoperte con i buoi davanti al carro. Ecco il resoconto della sfida transalpina fatto dal sito ufficiale della casa di Maranello:

Le Ferrari iscritte alla gara furono cinque. Oltre a quelle per i piloti ufficiali, Tony Brooks, Phil Hill e Jean Behra, vennero portate altre due 246 F1 per il belga Olivier Gendebien e per l’ultima scoperta del concessionario Ferrari in America, Luigi Chinetti: Dan Gurney.

In qualifica la pole position andò a Brooks che staccò di tre decimi la Cooper di Jack Brabham e di quattro Phil Hill. Behra fu quinto a otto decimi mentre Gendebien e Gurney si piazzarono in undicesima e dodicesima posizione.

In gara il pilota di Dukinfield prese subito la prima posizione avvantaggiandosi su Stirling Moss, su una BRM che poi fu costretta al ritiro per la rottura della frizione. La corsa venne vinta da Brooks che conquistò il quinto successo di carriera, il primo con la Ferrari, davanti a Hill.

A fine gara, tuttavia, pareva di stare su un campo di battaglia anziché al traguardo di un Gran Premio: dal manto d’asfalto, sciolto dal caldo, si erano staccate delle pietre che avevano ferito al volto e sul petto i piloti quando questi si trovavano nella scia degli avversari.

Ferrari 246 F1

La “246 F1” è l’ultima monoposto Ferrari ad essere spinta da un propulsore collocato anteriormente. Le brillanti prestazioni sfoggiate dalle Cooper a motore posteriore costringeranno infatti il Commendatore ad arrendersi all’evidente supremazia della nuova architettura che, a suon di risultati, sfata il credo – a lui tanto caro – che vuole i buoi davanti al carro.

Il telaio di questo bolide da Gran Premio, benché perfezionato da notevoli evoluzioni costruttive, è a struttura tubolare, nel solco della migliore tradizione di “famiglia”. Anche le sospensioni seguono il collaudato schema a ruote indipendenti all’avantreno e a ponte De Dion al retrotreno; negli step successivi pure queste ultime, tuttavia, diventeranno a ruote indipendenti.

I freni sono a tamburo sulle quattro ruote ma, nel corso dello sviluppo, verranno sperimentate (per la prima volta in Ferrari) le efficaci unità anteriori a disco. Il cambio è a quattro rapporti più retromarcia, installato posteriormente in senso trasversale e posto in blocco col differenziale; la frizione è a dischi multipli. Buono il dato relativo al peso, contenuto in appena 560 Kg, grazie all’ampio impiego del leggero allumino.

Questo facilita il compito del motore destinato a spingere la monoposto, che è un 6 cilindri a doppia bancata ad angolo interno di 65°, con alesaggio di 85 mm e corsa di 71 mm. La sua cilindrata è di 2417 cc e la potenza che riesce ad esprimere si attesta sui 280 cv a 8500 giri al minuto. Due sono le valvole per cilindro, con distribuzione di tipo bialbero a camme in testa azionata da catena.

Si racconta che all’impostazione iniziale del propulsore abbia collaborato Dino, il figlio del Commendatore prematuramente scomparso. Ed è in suo onore che questo sei cilindri viene battezzato col suo nome. L’unica vittoria conseguita a Reims, nel corso del Gran Premio di Francia, assicura al driver inglese Mike Hawthorn la conquista del Campionato del Mondo del 1958, alla guida di una monoposto sana e affidabile, la “246 F1” appunto. Per la Casa di Maranello questo successo è un’ulteriore alloro da aggiungere ad un’ampia lista destinata a diventare sempre più lunga, creando nel tempo un palmares d’eccellenza capace di elevare a mito la piccola azienda fondata dal Grande Enzo Ferrari.

Foto | Ferrari.com

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