Caterham, emozioni di guida legate alla tradizione

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Le linee sono quelle della Lotus Seven ed anche la filosofia è la stessa. Niente di strano, visto che il progetto è proprio quello. Caterham lo ha rilevato nel 1973 e da allora continua a dar corpo alla gloriosa creatura, sempre fedele a se stessa, ma con sottili aggiornamenti rispettosi del suo spirito. Nell’abitacolo si respirano le atmosfere dei tempi passati, che fanno scattare emozioni di vecchia memoria.

Basta varcare la soglia d’ingresso per scoprire un mondo legato alla tradizione più genuina. Prendere posto nei suoi sedili, rivestiti in pelle pregiata, richiede alcuni sacrifici. Anche questo concorre ad alimentare le suggestioni di un’esperienza unica e coinvolgente. Volendo si può optare per un telaio più grande, che accresce gli spazi vitali, ma non è la stessa cosa.

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La posizione di guida è bassa, quasi come su una Formula 1. Basta allungare le mani per toccare il suolo. Anche in movimento il rapporto col manto stradale è ravvicinato, amplificando la portata delle prestazioni. Questa adiacenza trova riscontro nei comandi, diretti e precisi come quelli di un’auto da corsa.

Un fatto che deriva dalla mancanza di dispositivi di assistenza, oggi imperanti anche fra le supercar. La particolare impostazione è resa possibile dalla leggerezza del mezzo, che non sovraccarica di sforzi il fortunato pilota.

Con simili premesse il piacere della conduzione è sublime, a prescindere dai riscontri cronometrici. Non sono i decimi di secondo, infatti, a sancire l’appagamento sensoriale, che in quest’auto raggiunge livelli straordinari. In essa rivive lo spirito di Colin Chapman, grande tecnico inglese che aveva capito prima degli altri l’apporto del contenimento del peso sull’efficienza dei veicoli.

Negli ultimi aggiornamenti i motori Rover sono stati rimpiazzati da quelli Ford. Si parte dall’unità di 1.6 litri delle Academy e Roadsport da 120 cavalli, per arrivare al 2.3 litri Cosworth delle SV-R e CSR , destinate a un pubblico dal piede pesante. Queste sfoggiano un retrotreno a ruote indipendenti, abbinato a un assetto più rigido, che le differenzia dalle versioni di accesso, molto più confortevoli.

A prescindere dalla scelta, le emozioni di guida sono assicurate, perché un’auto di mezza tonnellata, se ben costruita, si comporta quasi come un go-kart. Lo spirito è vivo e il peso fa da cassa di risonanza delle performance. Così anche con pochi cavalli si riceve un bel divertimento.

I puledri della versione base sono sufficienti, ma passando agli step successivi (175, 200 e 260) si sente ancora di più il vigore dinamico, anticipato da un bel calcio nel sedere. Con i 263 cavalli a 8500 giri della Superlight RSS, l’accelerazione da 0 a 100 si riduce a 2”88, come in certe auto da gara. Anche il resto è per la pista, con assetto e trasmissione da track day.

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