Ferrari: il successo di Villoresi a Zandvoort nel 1949

La Ferrari ha una storia ricca e brillante, che profuma di magia. Da quando nel 1947 è iniziata l’avventura del “cavallino rampante”, i successi sono fioriti a ritmo continuo.

Ferrari To Compete

Nel turbillante gioco delle date, quella odierna ci riporta indietro nel tempo, celebrando la ricorrenza di un successo conseguito da Luigi Villoresi a bordo di una Ferrari 125 F1. Ecco il resoconto di quella gara fatto dal sito ufficiale della casa di Maranello:

Il 31 luglio 1949 si tenne a Zandvoort la seconda edizione dell’omonimo Gran Premio. La gara si svolse con la formula delle due manche qualificatorie che davano accesso a una finale da quaranta giri. La Scuderia Ferrari si presentò al via con tre 125 affidate ad Alberto Ascari, Luigi Villoresi e al britannico Peter Whitehead.

La prima manche venne facilmente vinta da Villoresi mentre nella seconda Ascari giunse secondo mentre a finire fuori fu Whitehead. Nella gara finale le due Ferrari fecero corsa di testa fino al trentacinquesimo giro quando Ascari fu vittima di uno spettacolare incidente a causa della perdita di una ruota, fortunatamente il pilota ne uscì incolume anche se fu costretto al ritiro.

La corsa venne dominata da Villoresi che si impose con, rispettivamente, 30”3 e 41”9 secondi di margine sulle Maserati dello svizzero Emmanuel “Toulo” De Graffenried e del Principe Bira. Quarta fu la Maserati di Giuseppe Farina che fu secondo sul traguardo ma penalizzato di un minuto per partenza anticipata.

Scopriamo più da vicino la “rossa” protagonista di quella giornata gloriosa.

Ferrari 125 F1

La “125 F1”, partorita nel 1948, è la prima monoposto Ferrari destinata alla massima Formula. Il suo debutto in gara avviene il 5 settembre dello stesso anno sul circuito del Valentino, a Torino. Delle tre vetture iscritte al Gran Premio dalla casa di Maranello, soltanto una vede il traguardo: quella condotta da Sommer, che conquista un rassicurante terzo posto. Poche settimane dopo arriva il primo successo del bolide “rosso”, guidato proprio da Sommer, in una gara disputata sul circuito del Garda.

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Il motore della “125 F1” è un 12 cilindri a V di 60° (impostazione destinata a diventare l’architettura simbolo delle auto del “cavallino rampante”) collocato anteriormente e progettato dall’ing. Gioacchino Colombo. La sua cilindrata è di 1497 cc, ottenuta con un alesaggio di 55 mm e una corsa di 52.5 mm; la distribuzione è di tipo monoalbero a camme in testa e le valvole sono due per cilindro.

Il cambio è a 5 rapporti non sincronizzati, mentre le sospensioni sono a ruote indipendenti sull’asse anteriore e con semiassi oscillanti sull’assale posteriore. I freni sono a tamburo sulle quattro ruote, destinanti a rallentare la corsa di un bolide pesante poco più di 700 kg. La potenza erogata dal propulsore, nella sua versione originaria, dotata di un compressore monostadio Roots, è di 230 cv a 7000 giri al minuto, regime limitato rispetto ai 10.000 giri al minuto potenzialmente ottenibili con un adeguato sistema di accensione.

Essa cresce a 280 cv a seguito dell’adozione di un compressore a doppio stadio, appron-tato nel 1949 dall’ing. Lampredi, che perfeziona l’insieme, inteso come sistema, intervenendo su altre aree sensibili dell’auto, come il cambio -montato in blocco col differenziale ZF- ridotto a 4 rapporti, e il ponte posteriore, ora di tipo “De Dion”.Nella nuova versione la “125 F1”, abilmente condotta da Alberto Ascari, si aggiudica il Gran Premio d’Italia del 1949, che si disputa a Monza. Nel 1950 il miglior risultato della stagione è un poco incoraggiante secondo posto agguantato dal campione italiano a Montecarlo: la monoposto è già arrivata al capolinea, pronta ad essere sostituita dalla sua erede. Resta nella storia per essere stata l’unica vettura Ferrari con frazionamento a 12 cilindri dotata di un compressore volumetrico.

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