WTCC, Zanardi: "Imola, la mia Imola, lasciatemelo dire..."

alex zanardi

Alex Zanardi ha chiuso il doppio appuntamento di Imola del Fia WTCC classificandosi al quarto posto in entrambe le gare. Il pilota italiano, al volante della Bmw, ha confermato la sua bravura davanti al pubblico di casa, che ha abbracciato calorosamente la presenza dell'amato campione.

Zanardi è un punto di riferimento, non solo per le grandi doti agonistiche, ma anche per la sua forza d'animo e le straordinarie qualità umane. Ascoltarlo è sempre un piacere. Per questo vi invitiamo a leggere la lettera che ha scritto dopo la tappa del Santerno, dove si è messo in luce.

"Ero solo un bambino di dieci anni quando un giorno mio zio Paolo passò da casa nostra per farci una visita. Si fermò poco, era di corsa perché lo attendevano sul circuito del Santerno, dove avrebbe prestato servizio come commissario di percorso volontario.

Un bacio alla mamma, una pacca sulla spalla a mio padre e poi mentre stava per salutare anche me l'inaspettato cambio di programma: "Sandrino, vuoi venire con me? Ti metti dietro al guard-rail e stai lì buono però eh!".

Uno sguardo a papà per cercare la sua approvazione e in meno di dieci secondi avevo già rimesso le scarpe per uscire con il mio benefattore.

Tralascio convenevoli inutili e retorici, però dietro a quel guard-rail della curva Rivazza iniziò il mio sogno. Nel tempo è mutato come forma e per i particolari con cui la mia fantasia di bambino l'aveva concepito, però in fondo si è realizzato con una carriera di successo che, anche se ormai ha compiuto da tempo il suo giro di boa, non è ancora arrivata alla definitiva bandiera a scacchi.

Anzi, forse non ho più l'entusiasmo dei primi anni, però quando poi ho la fortuna di vivere un fine settimana come quello scorso, mi ritorna l'energia e la voglia di sempre e mi dico che vale la pena di andare avanti, che in fondo, lasciatemi essere un po' arrogante, me lo merito pure!

Il weekend è stato pesante, me lo aspettavo. Rispondere alle attese degli appassionati giunti in massa per sostenere tutti i piloti italiani, ma in particolare il sottoscritto, è stato certo esaltante ma difficile da coniugare con i tanti impegni che mi attendevano nei tre giorni di gara (tra parentesi vi segnalo che gli amici di Eurosport mi hanno seguito per tutto il weekend realizzando un programma che andrà in onda stasera alle 23 e 10).

A tutti gli impegni media e promozionali si è aggiunto Sabato sera il piacevole compito di "scorazzare" ospiti a bordo della "taxicar" opportunamente preparata per l'occasione con i miei comandi speciali ed il momento sicuramente più bello è stato quando ho caricato il mio amico Vittorio Podestà che, come alcuni sapranno, mi ha contagiato di recente con la passione per la Handbike.

Ma il vero senso della mia presenza a Imola non era di tipo promozionale, c'era una gara da fare, anzi due!

Il tutto non è partito al meglio. Velocissimo nelle libere ero conscio di dover organizzare comunque la mia qualifica in funzione delle scie che a Imola possono valere anche quasi un secondo al giro.

Andy Priaulx si era offerto di collaborare con me e Sergio Hernandez, il mio compagno e il mio Team Manager Roberto Ravaglia mi ha suggerito la strategia: "Alessandro, tu oggi vai talmente forte che nel Q2 ci entri anche se fai il giro a marcia indietro, per cui sacrificati con il primo set di gomme tirando gli altri, poi col secondo va davanti Sergio e tu stai terzo col patto che se poi entrate tutti e tre nel Q2 sarà compito di Priaulx tirarvi per l'unico tentativo buono".

Il ragionamento non faceva una piega, peccato che poi, complice una bandiera rossa prima e il fatto che abbiamo dovuto attenderci ai box per ripartire poi, quando stavo per iniziare quello che doveva essere il mio giro buono ho preso la bandiera a scacchi! Non vi dico la rabbia, ho continuato a tirare giusto per soddisfare il mio ego e nei primi due settori ero di otto decimi più veloce del mio unico giro già effettuato!

Tuttavia forse è andata bene così perché al via di gara uno davanti c'è stato il solito contatto con conseguente caos ed io sono riuscito a dribblarlo in estremis tagliando sulla ghiaia. Anzi, da dodicesimo al via mi sono ritrovato quinto e, dopo aver superato Tom Coronel, ho agguantato una quarta posizione che era meglio di quanto speravo alla vigilia.

Sulla griglia di partenza per la seconda gara ho percepito davvero il grande entusiasmo del pubblico presente e l'aspettativa che si era creata per la mia gara imminente visto il mio buon risultato già conseguito nella prima frazione; tutti dalle tribune mi chiamavano, i presenti sulla griglia volevano una foto con me, un autografo, o semplicemente mi stringevano la mano augurandomi in bocca al lupo.

E' stato difficile ritrovare la concentrazione necessaria, ma quando ho acceso il motore per il giro di ricognizione, solo nel mio "ufficio", ho preso il via convinto dei miei mezzi.

Al verde il mio scatto è stato fulmineo. La Motorsport e il mio tecnico Joe Schmidler mi hanno messo a punto una frizione fantastica, però il buon vecchio Sandrino a 42 anni suonati ha ancora i riflessi pronti e al verde dalla quinta posizione avrei potuto impensierire anche Hernandez che partiva secondo non fosse stato il mio compagno di team.

Abbiamo preso qualche rischio nei primi giri con Alain Menu davanti che faceva un po' da "tappo" ed i mattatori di gara uno che premevano da dietro.

Yvan Muller, in forte rimonta, ha usato bene il suo motore ma quando ha passato me ed il mio compagno ha in realtà approfittato con mestiere della bagarre a cui Menu ci stava obbligando. Quando ho subito il sorpasso di Tarquini invece ho veramente capito che in questo momento le loro Seat hanno veramente un vantaggio incolmabile sotto il cofano.

Capisco Gabriele quando in conferenza stampa tenta di buttare fumo negli occhi a chi lo ascolta e parla del fatto che nei primi giri, a gomme anteriori fresche, le Seat avevano un vantaggio che andava sfruttato per arginare il ritorno degli avversari sul finire della gara, ma sono storie. Io di gomme nuove ne avevo quattro, ma francamente non mi aspettavo che mi avrebbero aiutato a difendermi in rettilineo dal mio simpatico compatriota ed infatti mi ha "sverniciato" brutalmente con una differenza di velocità che se fosse sfruttata dalla sua Seat in ogni giro, ogni accelerazione, bèh sono convinto che ci darebbero costantemente due secondi al giro...

Comunque sono arrivato quarto, ho mosso la classifica e sono contento.

Guidare una BMW è sempre piacevole, ma farlo ad Imola è ancora più esaltante. Resta il rammarico di correre in un campionato in cui le regole sono giocoforza diverse per i partecipanti perché agli stessi viene permesso di iscrivere vetture così diverse tra loro.

Forse, anzi probabilmente, le mie lamentele sono soltanto una versione fortemente di parte, tuttavia questo malcontento sta dilagando nel nostro paddock ed in un momento di grande difficoltà oggettiva, rischia per minare inevitabilmente il futuro del WTCC.

Vedremo, non voglio fare l'uccello del malaugurio, anzi spero che si possa trovare per il futuro un accordo tra i costruttori destinato a durare e a legiferare con più equità per poter parlare solo di sport e non di zavorre e limiti di boost.

Dopo la soddisfazione raccolta Domenica ad Imola inizia ora un periodo di relativo riposo dalle gare in cui avrò comunque un sacco di impegni meno..."ludici".

La mia prossima gara sarà su tre ruote, con la handbike e precisamente alla Maratona di Venezia il prossimo 25 ottobre, poi arriverà il momento di andare in Giappone e spero che in cambio di un viaggio che proprio non amo sarò in grado almeno di "aggiornare" ulteriormente la mia classifica con una bella gara...

Vedremo, per adesso vi abbraccio, ciaoooooo".

Alex Zanardi

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