Ecclestone: La crisi della Formula 1 è colpa mia. Ma non so come risolverla

Il manager inglese ha recitato il mea culpa, chiedendo l’aiuto dei top team per risolvere una situazione che sembra sfuggita di mano.

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Il GP degli Stati Uniti non verrà ricordato solo per la vittoria di Lewis Hamilton e per la sua ipoteca al titolo iridato. La gara di Austin fornisce un altro interessante spunto di riflessione: Bernie Ecclestone – da sempre poco avvezzo alle scuse – ha recitato il mea culpa dopo aver preso coscienza di una situazione economica ormai insostenibile, esplosa dopo il forfait di Caterham e Marussia ed in seguito alle lamentele espresse anche da quei team che si pensava fossero più solidi.

Il problema sta nel fatto che troppo denaro è spartito in maniera non ottimale. Probabilmente per colpa mia – la lettura del manager 84enne –. Sembrava un buon accordo quando lo abbiamo sottoscritto, come spesso accade in queste situazioni. Rimpianti? Se le scuderie fossero di mia proprietà avrei sicuramente agito in maniera differente, perché quello sarebbe stato il mio denaro. Ma io lavoro con persone che sono nel circus per guadagnare soldi”. La soluzione al problema è strettamente legata al contributo dei team principali. “Gli ho detto che vorrei prendere una quota dei premi che ricevono sulla base dei risultati. Sto pensando di spartire quella somma fra le 3/4 squadre più in difficoltà, a cui aggiungerei una cifra analoga”.

Ecclestone si è poi definito preoccupato in vista della stagione 2015 ed ha poi smentito la possibilità di vedere tre monoposto per ogni scuderia (“Già nessuno può permettersene due…”). La sua preoccupazione è comunque sincera. “Dobbiamo decidere qual è la soluzione migliore per risolvere i problemi – riferisce Rai News –. Onestamente so cosa non funziona, ma non so come aggiustarlo. Nessuno è in grado di fare qualcosa. Non è possibile agire perché le regole ci bloccano”.

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