F1, Fernando Alonso: "Lasciare la Ferrari è stato difficile"

Lasciare la Ferrari non è stata una scelta facile per Fernando Alonso, ma il pilota spagnolo aveva bisogno di rilanciare le sue speranze. Cambiando team si augura di tornare a vincere.

F1 Grand Prix of Hungary - Qualifying

Anche se è stata molto sofferta, Fernando Alonso crede che la decisione di lasciare la Ferrari sia stata la mossa giusta per la sua carriera. Il rapporto con la squadra di Maranello si è chiuso dopo cinque anni di matrimonio, undici vittorie e quarantaquattro podi.

Il pilota spagnolo ammette la difficoltà di separarsi dal seducente mondo del “cavallino rampante”, ma in lui ha prevalso il tentativo di trovare un’altra strada per tornare a vincere al più presto. Evidentemente le “rosse”, dal suo punto di vista, non davano questa speranza nel breve periodo.

Ecco le parole di Alonso su Autosport, riprese da Planet F1: “Non è stato semplice separarmi dalla Ferrari ed è chiaro che quel mondo è speciale per me. Una decisione sofferta, quindi, ma opportuna. Mi mancano le vittorie e la possibilità di competere per la gloria finale. Credo che un nuovo progetto possa riaccendere queste possibilità in tempi più stretti. Forse non basterà un anno, ma sono sicuro che tornerò a battermi al vertice”.

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Ricordiamo che l’asso iberico, nato ad Oviedo il 29 luglio 1981, vanta due titoli iridati, giunti nel 2005 e 2006 con la Renault. Per qualche anno è stato il più giovane interprete del Circus a guadagnare la doppietta mondiale, ma poi ha dovuto cedere il primato a Sebastian Vettel.

Con il tedesco ha lottato per la gloria fino all’ultima gara del 2012, chiudendo per un soffio in piazza d’onore, ma meritando vasti apprezzamenti nel giro, per la capacità di giocarsela fino in fondo, pur avendo una monoposto meno efficace della Red Bull del rivale. Il suo nome trova degna collocazione nella classifica dei drivers più talentuosi e versatili di tutti i tempi.

Le prime avventure a motore di Alonso si compiono su un kart artigianale, costruito dal padre. In questo ambito si snodano le più giovani avventure agonistiche dell’asturiano, come per molti colleghi del Circus. I sacrifici del genitore e gli ottimi risultati maturati nella categoria aprono a Fernando le porte per un test con un’auto da corsa a ruote coperte, offerto da Adrián Campos. Gli esiti lusinghieri lo accompagnarono al passaggio successivo, nel 1999, in Formula 3000.

Nel 2001 l’esordio in Formula 1, al Gran Premio d’Australia, al volante di una Minardi. Qui si mette in luce per la capacità di prodursi in long run velocissimi, pur disponendo di una vettura chiaramente inferiore a molte altre. Flavio Briatore, credendo nel suo potenziale, ci scommette sopra, portandolo alla Renault nel 2002, inizialmente come collaudatore. Qui l’anno dopo va ad affiancare Jarno Trulli.

Nel Gran Premio di Malesia 2013 la prima pole, in quello dell’Hungaroring il primo successo. La strada è segnata. Anche se nel 2004 non riesce a riportarsi sul gradino più alto del podio, si capisce che per lui la gloria è dietro l’angolo. Arriva infatti nel 2005, con il successo iridato maturato nel Gran Premio del Brasile di quell’anno.

Il mondiale viene vinto anche nel 2006, sempre con la Renault. Nessuno c’era riuscito ad un avanzamento anagrafico minore del suo. Nel 2007 il passaggio alla McLaren, con il terzo posto finale. Poi il divorzio dal team di Woking e il ritorno alla Renault, dove resta nel 2008 e 2009. Nel 2010 approda in Ferrari, mettendo in mostra il suo temperamento. Si gioca il mondiale fino all’ultimo, perso solo nella gara finale di Abu Dhabi.

Va peggio nel 2011, quando giunge quarto in classifica conduttori, con una “rossa” in evidente affanno. Le cose migliorano nel 2012, quando si gioca le chances iridate fino alla tappa conclusiva. Alonso giunge secondo, a soli tre punti da Vettel, vincitore del terzo titolo iridato consecutivo. Nel 2013 e nel 2014, invece, Alonso deve fare i conti con un “cavallino rampante” poco tonico, che gli impedisce di mettere a frutto le sue doti.

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