Sogni sportivi: focus sulla Pagani Zonda R

A volte i sogni si realizzano, come dimostra Horacio Pagani che, in poco tempo, ha creato una nuova stella produttiva nella galassia automobilistica. Uno dei suoi capolavori è la Zonda R, che segna la nuova frontiera tecnologica del piccolo costruttore argentino trapiantato in Italia. Anche se la sua destinazione è la pista, lo stile non le fa difetto.

L’articolazione dei volumi è quella delle versioni stradali, caratterizzate dal muso corto e dalla coda longilinea, che si spinge ben oltre l’abitacolo. Cambiano però le dimensioni, con una carreggiata allargata di 50 mm e un lunghezza cresciuta di 394 mm. L’incremento della stazza si coglie a vista d’occhio, per il passo più ampio e il maggior sbalzo al retrotreno.

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Sulla coda campeggia il grande alettone, necessario ad assicurare un congruo carico deportante a questo bolide, spinto con foga da 750 cavalli infuriati. Una potenza spaventosa, fornita dal 12 cilindri Mercedes, opportunamente dopato per la missione prestazionale. La coppia motrice del cuore tedesco (portato a 7.3 litri) è di 710 Nm, per un tono sempre esuberante.

Nessun dubbio sul fatto che il passaggio da 0 a 100 venga coperto in 3”2 e che la velocità di punta sia prossima ai 400 km/h. Ovviamente una proposta di così alto profilo velocistico non poteva deludere sul piano tecnologico. Infatti le performance dinamiche sono l’esatto specchio dell’esemplare progettazione.

Le modifiche rispetto alla Zonda F sono più marcate di quanto l’aspetto lasci intendere. Basti dire che solo il 10% delle componenti è stato conservato, lasciando spazio ad un affinamento più o meno profondo su tutti gli altri fronti. Due telaietti ausiliari di supporto integrano la monoscocca in fibra di carbonio che, insieme alla carrozzeria modellata negli stessi ingredienti, porta il peso sotto la soglia dei 1.100 chilogrammi. I cerchi in magnesio riducono le masse non sospese, rendendo ancora più precisa la sua andatura.

La feritoia sul tetto alimenta il vorace propulsore con benefiche boccate d’aria, utili a soddisfare la sua sete. Il cambio trasversale a sei marce, di tipo sequenziale, asseconda al meglio i processi di guida. Le scelte estreme non risparmiano il serbatoio, che è di tipo aeronautico, con tappo per il rifornimento rapido. Un sofisticato sistema di telemetria consente il monitoraggio dei parametri di esercizio, proprio come sulle auto da corsa. Ma per lei non nascerà nessun monomarca, anche se il suo temperamento farà la gioia dei proprietari che la porteranno in pista.

Fra gli acquirenti ce n’è uno che ha annunciato l’intenzione di collocarla nel salotto di casa, come una scultura. Un pezzo d’arredo importante, dal costo milionario. Più numerosi quelli che la utilizzeranno nel suo regno naturale. Solo 10 gli esemplari previsti, tutti personalizzati. Con questa bellissima creatura Pagani scrive un nuovo capitolo nella sua antologia storica.

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