È uno dei paradossi più discussi del paddock moderno: piloti di assoluto livello internazionale, capaci di vincere gare e conquistare podi con altri team, finiscono per sembrare quasi anonimi non appena siedono nell’abitacolo della seconda Red Bull. Christian Horner ha affrontato pubblicamente questo tema ricorrente, riconoscendo che il problema del secondo pilota Red Bull accanto a Max Verstappen ha rappresentato — e continua a rappresentare — una delle questioni più spinose della gestione sportiva del team di Milton Keynes.
Una lista che parla da sola: i compagni di squadra di Verstappen
Per capire la portata del fenomeno basta scorrere i nomi. Daniel Ricciardo, pilota capace di battere Verstappen nei suoi anni iniziali in Red Bull, ha poi visto il suo rapporto con il team deteriorarsi progressivamente. Dopo di lui, Pierre Gasly e Alex Albon hanno vissuto stagioni difficili, entrambi retrocessi alla squadra satellite. Più di recente, Liam Lawson e Yuki Tsunoda hanno seguito lo stesso copione: prestazioni al di sotto delle aspettative, confronti impietosi con il quattro volte campione del mondo olandese, e infine la sostituzione.
Tsunoda in particolare ha pagato un prezzo alto: nonostante anni di esperienza nella famiglia Red Bull e un percorso di crescita riconoscibile in AlphaTauri prima e in Racing Bulls poi, una volta promosso al team principale non è riuscito a colmare il divario con Verstappen, ed è stato alla fine rimpiazzato. Lo stesso Horner ha ammesso apertamente che Red Bull, a differenza di Mercedes, Ferrari e McLaren, non dispone attualmente di una coppia di piloti competitiva ai massimi livelli — un riferimento diretto anche alle difficoltà di Sergio Pérez nelle stagioni precedenti.
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Il retroscena Leclerc: quando Marko disse no
Uno degli episodi più rivelatori di questa vicenda riguarda un tentativo mai andato a buon fine. Nel 2023, durante il Gran Premio del Qatar, Horner ebbe una serie di conversazioni con Nicolas Todt, manager di Charles Leclerc, per esplorare la possibilità di portare il monegasco in Red Bull. Un’operazione che, se realizzata, avrebbe cambiato radicalmente gli equilibri del mercato piloti.
Tuttavia, fu Helmut Marko a porre il veto: un secco «no» che chiuse ogni discussione. Horner ha precisato pubblicamente che quella decisione non arrivò da Verstappen — elemento non secondario, che ridimensiona la narrativa secondo cui l’olandese avrebbe il potere di bloccare l’ingaggio di un compagno di squadra potenzialmente competitivo. La realtà interna del team sembra più articolata di quanto spesso si racconti dall’esterno.
Verstappen: un punto di riferimento impossibile da inseguire
Il problema non è soltanto di carattere psicologico, anche se la componente mentale gioca certamente un ruolo. Verstappen è un pilota che ha ridefinito i parametri di riferimento all’interno del team: ogni dato di telemetria, ogni confronto sul passo gara, ogni sessione di qualifica viene misurata rispetto a un benchmark che pochi piloti nella storia della Formula 1 avrebbero potuto eguagliare.
Va ricordato che lo stesso Horner, nel 2016, era inizialmente contrario alla promozione di Verstappen in Red Bull dopo sole quattro gare in Formula 1. Fu una decisione imposta dall’alto — e la storia ha dimostrato quanto quella scelta abbia trasformato il team. Ma quella stessa grandezza ha finito per creare un ambiente in cui il secondo sedile è diventato strutturalmente il più difficile dell’intera griglia.
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Non si tratta di una semplice questione di gerarchia interna: ogni compagno di Verstappen si è trovato a dover giustificare non solo i propri risultati in assoluto, ma il gap rispetto a un pilota che negli ultimi anni ha vinto quattro titoli mondiali consecutivi e che conosce la vettura meglio di chiunque altro. La pressione psicologica che ne deriva è, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni di Horner, uno degli elementi centrali di questo schema ricorrente.
Il confronto con la concorrenza e le sfide del 2026
Il riconoscimento di Horner assume un peso ancora maggiore se si considera il contesto competitivo attuale. Nel corso della stagione 2026, McLaren, Ferrari e Mercedes possono contare su coppie di piloti in grado di massimizzare i punti costruttori in modo più equilibrato. Red Bull, invece, continua a dipendere in modo quasi esclusivo dalle prestazioni di Verstappen per restare nella lotta iridata.
Questa asimmetria ha conseguenze dirette sulla classifica costruttori: quando il secondo pilota non riesce a portare a casa punti pesanti nelle gare in cui Verstappen è costretto al ritiro o a una penalità , il team perde terreno in modo sistematico. È una vulnerabilità strutturale che Horner ha riconosciuto senza giri di parole, e che pone una domanda concreta sulla strategia futura del team nella gestione del secondo pilota Red Bull accanto a Max Verstappen.
Rimane aperta la questione su come Red Bull intenda risolvere questo nodo nei prossimi cicli regolamentari. Trovare un pilota capace di competere con Verstappen senza subire il peso schiacciante del confronto diretto è probabilmente la sfida più complessa che Horner e il team abbiano davanti — più tecnica di qualsiasi evoluzione aerodinamica, più delicata di qualsiasi trattativa contrattuale.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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