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Michelin verso l’addio: ultimi cinque GP della decade in MotoGP, Phillip Island impone anteriori asimmetriche

Michelin verso l'addio: ultimi cinque GP della decade in MotoGP, Phillip Island impone anteriori asimmetricheImmagine generata con AI

Siamo entrati nella fase finale di un’era. Michelin si avvicina alla conclusione di un ciclo decennale come fornitore unico di pneumatici in MotoGP, iniziato nel 2016, e il Gran Premio d’Australia a Phillip Island rappresenta uno dei cinque ultimi appuntamenti di questa lunga avventura. Non si tratta soltanto di un’altra tappa del calendario: la pista australiana ospita per l’ultima volta un round della MotoGP, e la Michelin si presenta con scelte tecniche ben precise — in particolare l’obbligo di montare anteriori asimmetriche — mentre l’incognita pioggia aleggia sull’intero weekend.

Un decennio in MotoGP: cosa significa davvero l’addio Michelin

Dal 2016 ad oggi, la Michelin ha accompagnato ogni giro, ogni caduta, ogni titolo mondiale della MotoGP come unico fornitore di gomme. Dieci anni di sviluppo continuo, di adattamento a regolamenti tecnici in costante evoluzione, di sfide affrontate su circuiti radicalmente diversi tra loro — dalla sabbia del Qatar al freddo di Phillip Island. Entrare negli ultimi cinque Gran Premi di questo ciclo significa portare con sé un bagaglio tecnico enorme, ma anche la consapevolezza che ogni weekend che passa è l’ultimo di una stagione irripetibile.

Piero Taramasso, Two-Wheel Manager di Michelin Motorsport e voce tecnica di riferimento del costruttore francese, è il punto di contatto tra il paddock e le scelte gomme che arrivano al box di ogni squadra. È lui a spiegare le ragioni che portano a determinate soluzioni per ogni circuito, e Phillip Island non fa eccezione.

Perché Phillip Island impone le anteriori asimmetriche Michelin in MotoGP

Non tutti i circuiti richiedono lo stesso tipo di pneumatico anteriore, e Phillip Island è uno di quei tracciati che impone scelte specifiche. Secondo quanto dichiarato da Taramasso, il circuito australiano richiede l’utilizzo di anteriori asimmetriche: una costruzione che differenzia le caratteristiche del fianco interno rispetto a quello esterno della gomma.

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La ragione è intrinsecamente legata alla geometria del tracciato. Phillip Island è un circuito ad alto carico aerodinamico, con curve veloci e lunghe percorse prevalentemente in una direzione, che sollecitano in modo non uniforme la spalla del pneumatico anteriore. Un’anteriore simmetrica non riuscirebbe a gestire in modo ottimale la distribuzione del calore e del carico su entrambe le spalle, mentre la soluzione asimmetrica permette di bilanciare meglio le forze in gioco, garantendo stabilità e feeling ai piloti nelle fasi di inserimento in curva.

Si tratta di una scelta tecnica che non lascia margine di manovra: non è un’opzione tra più soluzioni disponibili, ma una necessità dettata dal circuito stesso. Questo tipo di vincolo tecnico evidenzia quanto il lavoro di preparazione della Michelin sia profondo e specifico per ogni singolo appuntamento del calendario.

L’incognita meteo: la pioggia cambia tutto

A complicare ulteriormente il quadro tecnico è la concreta possibilità di pioggia durante il weekend australiano. Phillip Island è notoriamente un circuito esposto alle variazioni meteorologiche, e la pioggia non è mai un’eventualità remota quando si gareggia in quella parte del mondo in questa stagione dell’anno.

La presenza di condizioni miste — o di una gara interamente disputata sul bagnato — rimescola completamente le carte in tavola per quanto riguarda la gestione degli pneumatici. Le anteriori asimmetriche sono progettate per l’asciutto: in caso di pioggia, entrano in gioco le gomme da bagnato, con caratteristiche e comportamenti completamente diversi. La variabile meteo costringe i team a preparare scenari multipli, e il reparto tecnico Michelin deve essere pronto a supportare ogni squadra con le indicazioni corrette in tempo reale.

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Taramasso e il suo team monitorano costantemente le previsioni meteorologiche nei giorni precedenti la gara, aggiornando le strategie di conseguenza. Un weekend con condizioni mutevoli richiede una capacità di reazione rapida: scegliere il momento giusto per montare la gomma da asciutto o quella da bagnato può fare la differenza tra un podio e un ritiro.

L’ultimo saluto di Phillip Island alla MotoGP

Al di là degli aspetti tecnici, questo Gran Premio d’Australia porta con sé un significato che va oltre i dati di telemetria. Phillip Island non ospiterà più la MotoGP dopo questa edizione: si chiude così un capitolo importante per il Motomondiale in Australia, un circuito amato da piloti e appassionati per il suo carattere unico, le curve veloci e l’atmosfera selvaggia che lo contraddistingue.

Per la Michelin, questo doppio addio — al circuito e, progressivamente, all’intero campionato — rende il weekend ancora più carico di significato. Cinque gare alla fine di un decennio: ogni scelta tecnica, ogni gomma montata, ogni dato raccolto fa parte di un archivio che il costruttore francese porterà con sé ben oltre il 2026. La fonte tecnica di riferimento per questa analisi conferma come la preparazione Michelin per Phillip Island sia stata curata nei minimi dettagli, proprio come ci si aspetta da chi ha costruito un’intera cultura del pneumatico da corsa nell’arco di dieci stagioni.

Quello che si consuma a Phillip Island non è soltanto una gara: è uno degli ultimi capitoli di una storia lunga un decennio, scritta curva dopo curva, gomma dopo gomma, su ogni tracciato del mondo. E la Michelin intende chiuderla nel modo più preciso possibile — anche quando piove.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Roberto Torcolacci

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