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Colton Herta e il caos della superlicenza F1: manca ancora un punto per errore amministrativo

Colton Herta e il caos della superlicenza F1: manca ancora un punto per errore amministrativoColton Herta rimane bloccato a 38 punti superlicenza F1 invece di 39 a causa di un errore amministrativo IndyCar. Scopri come funziona il sistema dei 40 punti richiesti.

La corsa di Colton Herta verso la Formula 1 si è inceppata su un dettaglio burocratico che ha dell’incredibile: il pilota americano è arrivato al Gran Premio del Messico 2026 convinto di avere 39 punti per la superlicenza FIA, ma la realtà era diversa. Herta ne possedeva soltanto 38 — e ne servono 40 per poter gareggiare in F1. Un punto in meno, nato da una miscommunication tra il team Cadillac F1, la FIA e IndyCar, ha trasformato quello che doveva essere un passo avanti decisivo in un nuovo ostacolo amministrativo. Capire come si accumulano i punti per la superlicenza F1 è fondamentale per inquadrare il caso.

Come funziona il sistema dei punti per la superlicenza F1

La FIA assegna i punti superlicenza in base ai risultati ottenuti nelle categorie riconosciute nel corso degli ultimi tre anni. Ogni campionato ha un proprio schema di punteggio: la Formula 2, la IndyCar, il DTM e altre serie internazionali contribuiscono con un numero di punti proporzionale alla loro competitività e al piazzamento finale del pilota. La soglia minima per ottenere la superlicenza — e quindi poter disputare un Gran Premio di Formula 1 — è fissata a 40 punti totali. Si tratta di un requisito non negoziabile, introdotto dalla FIA per garantire che ogni debuttante abbia dimostrato un livello di competenza adeguato nelle categorie propedeutiche.

Per un pilota come Herta, che ha disputato anni in IndyCar prima di passare alla Formula 2 nel 2026 con il team Hitech GTR con il supporto di Cadillac, accumulare quei punti ha richiesto un percorso lungo e articolato. La stagione in Formula 2 ha aggiunto crediti al suo totale, ma non abbastanza da raggiungere la soglia autonomamente. È qui che entra in gioco la possibilità di ottenere punti aggiuntivi partecipando alle sessioni di prove libere in Formula 1: completare almeno 100 km in una sessione FP1 vale un punto superlicenza, e questo meccanismo era parte integrante della strategia di Cadillac per qualificare Herta.

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L’errore che ha bloccato tutto a Città del Messico

Quando Herta è sceso in pista nell’Autodromo Hermanos Rodríguez per la prima sessione di prove libere del venerdì, sia lui sia il team Cadillac erano convinti che il suo totale si attestasse a 39 punti. Ne bastava uno per arrivare a 40 e sbloccare definitivamente la superlicenza. La realtà, però, era che il conteggio reale era di 38 punti, non 39: un punto in meno rispetto a quanto credevano, il che significa che anche con la partecipazione alla FP1 messicana il traguardo rimaneva lontano.

La fonte dell’errore è stata una miscommunication che ha coinvolto tre soggetti distinti: Cadillac F1, la FIA e il sito ufficiale di IndyCar. Herta aveva lasciato la IndyCar al termine della stagione 2025 per intraprendere il percorso in Formula 2, e i dati relativi ai suoi punti accumulati nelle stagioni precedenti avrebbero dovuto essere trasmessi e registrati correttamente. Qualcosa, in quel passaggio, non ha funzionato — e nessuno se n’è accorto fino all’arrivo in Messico.

È importante sottolineare che i dettagli precisi sull’origine tecnica dell’errore non sono stati ancora chiariti ufficialmente dalle parti coinvolte. Quello che è certo, secondo le fonti disponibili, è il dato di partenza: 38 punti invece di 39, con la conseguenza diretta che la FP1 a Città del Messico non era sufficiente a completare il percorso di qualificazione.

La strada verso il Brasile e il punto mancante

Con il Messico alle spalle senza aver raggiunto la soglia dei 40 punti per la superlicenza F1, l’attenzione si sposta sul Gran Premio del Brasile, in programma la settimana successiva. Herta dovrà completare almeno 100 km nella sessione di prove libere FP1 in Brasile per ottenere il punto aggiuntivo che lo porterebbe finalmente a quota 40 e gli consentirebbe di essere pienamente idoneo a gareggiare in Formula 1.

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Il meccanismo è lo stesso già previsto per il Messico: partecipare a una sessione FP1 ufficiale con una monoposto F1, percorrendo la distanza minima richiesta dalla FIA. Se tutto andrà secondo i piani in Brasile, Herta avrà finalmente i punti superlicenza F1 necessari per completare la sua qualificazione. Un passaggio che avrebbe dovuto avvenire già in Messico, se non fosse stato per questo pasticcio burocratico.

Il percorso di Herta verso la F1 con Cadillac

La storia di Herta e della superlicenza non è nuova nel paddock. Il pilota californiano aveva già sfiorato il salto in Formula 1 in passato, ma i requisiti FIA avevano rappresentato un ostacolo. La sua scelta di lasciare la IndyCar dopo il 2025 per correre in Formula 2 con Hitech GTR — con il supporto esplicito di Cadillac F1, la scuderia americana entrata nel Mondiale come undicesimo costruttore — era proprio funzionale a costruire il profilo necessario per soddisfare i criteri FIA.

Il progetto è chiaro: Herta è il candidato principale di Cadillac per un sedile in Formula 1, e ogni sessione di prove libere in cui partecipa ha un duplice valore — tecnico, per permettergli di familiarizzare con la monoposto di F1, e burocratico, per accumulare i punti superlicenza mancanti. Che un errore amministrativo abbia potuto ritardare questo percorso di un’intera settimana è la dimostrazione di quanto il sistema di qualificazione FIA, pur essendo strutturato con precisione, dipenda anche dalla corretta comunicazione tra le diverse istituzioni sportive coinvolte. Un singolo punto in meno nel database, e l’intero programma di debutto di un pilota può slittare.

Se il Brasile andrà come previsto, Herta raggiungerà finalmente i 40 punti superlicenza F1 richiesti dalla FIA, chiudendo una vicenda che rimarrà negli annali come uno dei casi burocratici più singolari della recente storia del motorsport. Il talento del pilota non è mai stato in discussione; è stata la burocrazia a tenerlo fermo ai box.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Roberto Torcolacci

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